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Trovasi gas. Un vero giacimento di grisù nel tunnel del terzo valico a Genova

where Genova when Lun, 02/02/2026 who roberto

L’enorme quantità di gas presente costringe gli operai a procedere con mezzi di scavo tradizionali e non più con le talpe. Sarà pronta nel 2029 l’opera che doveva essere parzialmente aperta quest’anno.

Altro che una bolla, sembra terzo-valico_0.jpgesserci un vero giacimento di gas nella galleria del terzo valico autostradale, l’opera attesa da anni a Genova per “scaricare” il traffico proveniente o diretto a Milano. Lo fanno sapere – e ne scrive Blitz Quotidiano - i tecnici di Webuild che stanno scavando nel tunnel di 37 chilometri tra la Superba e lo sbocco verso Nord, oltre l’Appennino. Le due canne che ospiteranno i binari ferroviari dell’alta velocità non sono ancora pronte, mancano 1.200 metri da scavare. Gli operai procedono con i mezzi di scavo tradizionali e non più da tempo con le talpe che avrebbero accelerato tutto.
 
Un giacimento inatteso
Non era mai accaduto che un giacimento di metano (meglio dire grisù) di quelle dimensioni fosse stato trovato nella pancia dell’Appennino. Scambiato per una bolla (ne abbiamo scritto qui) questo deposito, che inizialmente si era pensato addirittura di sfruttare, ha di fatto frenato il Terzo Valico di almeno due anni.
Questo giacimento si trova circa duecento metri sottoterra, appunto dove le gallerie sono scavate con tutto il loro impianto. In un primo tempo si era pensato addirittura di estrarlo con un camino profondo, appunto duecento metri, che arrivasse sotto il piano di scavo. Un’altra opera colossale. Poi l’entità del giacimento ha fatto escludere questa ipotesi, ma dal marzo del 2024, data della scoperta del gas, ha frenato tutto. Niente più talpe, niente più squadre di operai a muoverle velocemente. Ma solo la cautela metro per metro, martello pneumatico, piccole cariche di esplosivi, passo dopo passo.
 
L’opera in ritardo
L’opera doveva essere conclusa almeno parzialmente nel 2026 e invece lo sarà - se va bene - nel 2029. Altri tre anni di ritardo, che si sommano alle decine precedenti: da quando il lavoro era stato lanciato nel lontanissimo 1990, dalla costituzione del Cociv, cioè il consorzio che aveva poi ottenuto gli appalti per la grande costruzione.
In realtà da una decina di anni l’opera era ripartita abbastanza velocemente, ma poi una morfologia inattesa del terreno, anche zeppo di amianto e più duro del previsto, ha portato una ennesima frenata e, nonostante i proclami del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, la conclusione si è allontanata.

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