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Trump Oil. Ecco che cosa cambia dopo l’attacco Usa in Venezuela

where Caracas (Venezuela) when Lun, 05/01/2026 who roberto

Il “regime change” a Caracas potrà innescare a breve una serie una serie di cambiamenti sui mercati energetici mondiali. Il Paese ha le maggiori risorse di petrolio mondiali ma la qualità del suo greggio è scarsa. L’avvicinamento di Pechino. Il possibile nuovo obiettivo di Trump sarà l’Iran?
di Roberto Bonafini

Non sono in molti a crederetrump.jpg veramente che i bombardamenti a Caracas con l’arresto del presidente Maduro in barba a qualunque regola internazionale sia servito a Donald Trump per smantellare i traffici di droga verso gli Usa (è il sesto Paese nel mondo in questa voce). A breve il “regime change” nel Paese con le principali riserve di greggio mondiali innescherà una serie di cambiamenti sui mercati energetici mondiali intrecciati a quelli geopolitici. Primo fra tutti la riaffermazione americana del predominio energetico globale strategico sull’energia e sulle rotte commerciali con la possibilità per Trump di dedicarsi a breve ad un secondo nemico da abbattere: l’Iran.

Le mani di Trump
Che cosa comporta il golpe del weekend? Primo fra tutti, l’arricchimento per le compagnie americane: Trump ha già annunciato l’arrivo “delle nostre compagnie petrolifere, faranno soldi per il Venezuela”. Una possibile apertura del mercato e conseguenze licenze per le major americane permettendo ad Exxon e Conoco di tornare e alle big rimaste, come Chevron, di espandersi. Nelle stesse ore della conferenza stampa di Trump la Corte Suprema del Venezuela ha conferito alla vicepresidente Delcy Rodríguez la presidenza ad interim del Venezuela. La nuova leader ha già fatto sapere che “questo cambio di regime permetterebbe anche l’appropriazione delle nostre risorse energetiche, minerarie e naturali. Questo è il vero obiettivo, e il mondo e la comunità internazionale devono saperlo”.
 
I numeri
Il Paese detiene come è noto le maggiori riserve petrolifere al mondo. Secondo l’ultimo rapporto di Avenergy Suisse, la repubblica venezuelana è il Paese con il maggior numero di riserve accertate di petrolio, pari a 303 miliardi di barili nel 2024 (cinque volte di più rispetto agli Stati Uniti), seguito, sul podio, da Arabia Saudita con 267 miliardi di barili e Iran con 208 miliardi di barili, mentre la Russia si attesta a 80 miliardi. Si tratta di circa il 18% delle riserve mondiali. Tanta quantità ma scarsa qualità. Anche se si trovano da queste parti le maggiori risorse, secondo il rapporto Country Analysis Brief: il greggio (crude oil) estratto dal Venezuela è molto pesante e tra i più solforosi al mondo, dunque di scarsa qualità. Più il greggio è leggero e “dolce”, più è considerato di alta qualità perché più semplice da raffinare. Il Merey venezuelano, secondo l'indice API (American Petroleum Institute Gravity) è un greggio pesante con un valore di circa 15°. Per fare un confronto, l'Arab Light dell'Arabia Saudita è considerato medio-leggero (API di circa 33°) e il Brent del Nord Europa è leggero (circa 38°), quindi hanno una qualità sensibilmente superiore. Il principale sito di estrazione di greggio è la Faja Petrolífera del Orinoco (Orinoco Belt), sita tra alcuni stati come Guárico e Delta Amacuro. Si ritiene che la stragrande maggioranza delle riserve petrolifere del Paese derivi proprio da qui, con l'area del Cerro Negro in grado di fornire circa 500mila barili di petrolio al giorno. Un altro ricco giacimento è quello della regione del lago di Maracaibo nello stato di Zulia, nel nord-ovest del Venezuela. Con il recente attacco degli Stati Uniti e l'intenzione di Trump di gestire le risorse petrolifere del Paese, è possibile che questi siti, dopo i cali produttivi degli ultimi anni, possano tornare a pieno regime.
 
Il ruolo della Cina
Fino al 2019 il partner privilegiato del Venezuela erano proprio gli Usa, che compravano quasi metà dell’export, ma con le sanzioni della prima amministrazione Trump il rubinetto si è chiuso di colpo e così facendo ha provocato l’avvicinamento inedito tra Caracas a Pechino. Oggi il grosso del petrolio venezuelano finisce in Cina, spesso attraverso triangolazioni opache per aggirare le restrizioni, che hanno ridotto esponenzialmente tutto l'export venezuelano. Cina (ma anche India) dispongono delle infrastrutture adeguate per raffinare i greggi pesanti come quello di Orinoco, quindi possono importare grandi quantità di greggio venezuelano a prezzi molto bassi e ottenere indiscutibili vantaggi. Ma il Venezuela non è solo ricco di petrolio ma anche di materie prime critiche. Come il coltan, detto anche Blue Gold, un minerale che contiene tantalio e niobio, materie prime critiche essenziali per l’elettronica, ma anche cobalto, bauxite e litio. Minerali che fanno gola a Pechino, che già controlla tra il 60 e il 95% della capacità di lavorazione di gran parte dei minerali critici e non si lascerà facilmente scappare dalle mani il controllo della filiera di estrazione ed elaborazione dei minerali in Venezuela. 
 
Predominio e Iran
Secondo Ibrahim Majed, giornalista iraniano esperto di geopolitica “se gli Stati Uniti riusciranno a imporre il controllo sul Venezuela e, per estensione, sulle più grandi riserve petrolifere accertate del mondo, ciò segnerà un importante cambiamento nel potere globale. Una mossa del genere non riguarderebbe il ripristino della democrazia o la tutela dei diritti umani, ma la riaffermazione del predominio strategico sull’energia, sulle rotte commerciali e sugli allineamenti regionali”. Se dunque Trump riuscisse a mettere le mani sul petrolio venezuelano, l’Iran potrebbe diventare il secondo bersaglio di Washington. Il greggio del Venezuela ridurrebbe la vulnerabilità degli Stati Uniti alle interruzioni energetiche nel Golfo e fornirebbe un cuscinetto contro gli shock di approvvigionamento in caso di scontro con l’Iran. Le scorte del Venezuela potrebbero rappresentare una sicurezza in caso di distruzione o chiusura delle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico durante una guerra. Forse in futuro gli ayatollah di Teheran non dovranno più preoccuparsi delle manifestazioni dei giovani in strada.

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