Tutto Eni. Ecco quanto costa il golpe in Venezuela (e la multa kazaca)
Il colosso energetica nazionale sta cercando di recuperare 6 miliardi di dollari per aver fornito con Repsol gas e nafta per diluire il petrolio pesante. Mentre a Astana un tribunale amministrativo speciale avrebbe respinto il ricorso di North Caspian Operating Company confermando la multa di 4,4 miliardi di dollari.
Eni e Repsol stanno cercando
di recuperare circa 6 miliardi di dollari in pagamenti per il gas dal Venezuela. Nel paese, in subbuglio per il raid statunitense, l’Eni estrae gas dal giacimento offshore di Perla, in una joint venture con Repsol, gestita dalla compagnia locale Cardón IV. Le due aziende – leggiamo su websim - hanno fornito ingenti quantità di gas e nafta al Venezuela, utilizzati per diluire il petrolio pesante del Paese e facilitarne il trasporto.
Il veto Usa
Il problema è che l’amministrazione Trump è alquanto indifferente ai crediti europei, secondo quanto riportato dal Financial Times. Oltre tutto, Descalzi già dal marzo scorso sarebbe stato informato da Washington che non avrebbe più potuto ricevere rimborsi per il gas venezuelano attraverso il petrolio fornito da Pdvsa, dopo la cancellazione delle autorizzazioni per le esportazioni di petrolio.
La multa kazaka
Ma i pasticci per l’Eni sembrano non finire qui: secondo alcune voci da confermare, alla fine di dicembre il tribunale amministrativo speciale di Astana avrebbe respinto – sempre secondo Websim - il ricorso presentato dalla North Caspian Operating Company (Ncoc), il consorzio internazionale a cui partecipa l’Eni e che gestisce il giacimento di Kashagan. Potrebbe essere confermata la multa da 4,4 miliardi di dollari inflitta all’operatore del giacimento offshore per il presunto superamento dei limiti autorizzati di stoccaggio dello zolfo a un impianto di trattamento. Si tratta del nuovo capitolo di una lunga saga di contenziosi tra il consorzio e la repubblica dell’Asia Centrale. Da anni è infatti in corso un arbitrato (inizialmente si parlava addirittura di 13 miliardi di dollari contro Eni e gli altri partner del consorzio che sviluppa il giacimento super giant di Kashagan. L’accusa mossa dal governo di Astana riguarda costi extra che sarebbero stati dedotti dai profitti del giacimento, alterando la distribuzione degli utili. L’obiettivo delle compagnie petrolifere è di ricomporre la disputa e trovare un accordo stragiudiziale.



