Vaca Muerta! Per l’Argentina è boom delle riserve di petrolio e gas
Il maxi-giacimento non convenzionale traina la crescita energetica del Paese, ma apre interrogativi ambientali sui pericoli del fracking.
L’Argentina e il suo presidente
Javier Milei possono sognare un futuro diverso per il Paese grazie a Vaca Muerta. Il megagiacimento è considerato la quarta riserva mondiale di shale-oil e la seconda di shale-gas: una miniera d’oro. Un recente studio di Oil Production, elaborato sulla base di dati ufficiali della Segreteria per l’Energia registra un forte incremento delle riserve di idrocarburi in Argentina nel 2024: +3,1% per il petrolio e +12,1% per il gas.
L’export dallo shale
Poco importa se la spinta proviene quasi esclusivamente dal settore non convenzionale. Nel dettaglio, le riserve di shale-oil sono aumentate del 19% in un solo anno, quelle di shale-gas del 21%. Se si guarda a un periodo più lungo, dal 2014 al 2024, l’espansione diventa impressionante: Vaca Muerta registra un +283% nelle riserve di petrolio e un +198% in quelle di gas. In netto contrasto, il bacino del Golfo di San Jorge – il secondo per importanza del Paese – ha perso rispettivamente il 37% e il 39% delle riserve nello stesso arco temporale.
L’Istituto argentino del petrolio e del gas (Iapg) stima che lo sviluppo del settore non convenzionale porterà entro il 2029 a esportazioni per 40 miliardi di dollari l’anno, una cifra in grado di cambiare gli equilibri economici del Paese.
I rischi
Tuttavia, dietro l’euforia dei numeri, restano aperti i nodi ambientali: la fratturazione idraulica (fracking), tecnica indispensabile per estrarre shale-oil e shale-gas, è associata a consumi elevatissimi di acqua, rischio di contaminazione delle falde, emissioni di metano e un’impronta climatica ben superiore a quella dei giacimenti convenzionali.



