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Aria interna sotto accusa. L’inquinamento indoor è tossico come quello esterno

where Roma when Gio, 27/11/2025 who luca

La sorpresa nello studio Cnr-Enea: il nuovo test sulle cellule polmonari rivela rischi simili per chi trascorre molte ore nelle case, negli uffici o nelle aule rispetto a chi respira nel traffico. Così, anche al chiuso, le particelle ultrafini arrivano a cuore, fegato e cervello.

Stare al chiusoinquinamento-indoor-1024x6910.jpg non significa automaticamente respirare aria più sicura. Le particelle esterne più sottili riescono a infiltrarsi negli edifici e possono avere effetti sulla salute tanto gravi quanto quelle atmosferiche all’aperto. Una nuova conferma arriva dallo studio di Cnr e Enea, nell’ambito del progetto Viepi (Valutazione dell’impatto e degli effetti del particolato inquinante indoor) che ha valutato i livelli dell’inquinamento al chiuso confrontandoli con l’esterno.
In particolare, i ricercatori hanno monitorato per un mese (24 ore al giorno, due volte alla settimana) l’aria in un’aula dell’Università la Sapienza di Roma. E hanno scoperto che le particelle ultrafini (pm 0,1) e fini (pm 2,5), originate dal traffico urbano, penetrano negli ambienti chiusi modificandosi chimico-fisicamente e aumentando la loro tossicità. Per valutare i rischi per la salute, gli scienziati hanno esposto cellule di tessuto polmonare umano a quell’aria tramite un dispositivo biotecnologico innovativo. I test hanno rilevato l’attivazione di geni coinvolti nell’infiammazione, nello stress ossidativo e nel danno al Dna.
Secondo i ricercatori, le condizioni meteorologiche - come bassa pressione, pioggia e vento - favoriscono dunque l’infiltrazione del particolato negli ambienti interni, alterando la composizione dell’aerosol. In queste condizioni, il pm 0,1 diventa il fattore più pericoloso, anche a concentrazioni molto basse.
Il black carbon, una frazione scura del particolato, appare particolarmente preoccupante perché assorbe altre sostanze tossiche: si comporta come una “spugna” che trasporta agenti dannosi all’interno dell’organismo, fino a organi come cuore, fegato e cervello.
Gli attuali limiti e criteri sulle emissioni e sulla qualità dell’aria, sia indoor sia outdoor, vanno ripensati: così sostengono gli autori, che propongono una revisione delle normative per includere l’impatto biologico delle nanoparticelle.
 
 

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