La Giornata degli alberi. I dati: il verde urbano è ancora insufficiente
Per Legambiente nei capoluoghi italiani ci sono solo 24 alberi ogni 100 abitanti. E arriva l’appello ai sindaci: “Applicate meglio la legge 10/2013”. La CO2 assorbita dalle piante nello studio della Coldiretti.
Con una
media di 24 alberi ogni 100 abitanti l’Italia mostra nel 2024 una presenza di verde urbano insufficiente. Anche i dati nel dettaglio indicano che occorre migliorare: solo otto su 93 capoluoghi superano la soglia dei cinquanta alberi ogni cento abitanti e, tra questi, tre superano i cento alberi ogni cento residenti. All’opposto, 27 capoluoghi contano meno di venti alberi ogni cento abitanti e più della metà di questi non raggiunge nemmeno i dieci.
Lo rivela Legambiente con i dati di “Ecosistema Urbano 2025”, sottolineando l’importanza di “attuare interventi mirati di forestazione nelle aree cittadine”.
Il 32% ha un piano del verde
Tra i 93 capoluoghi analizzati, trenta città (32%) dicono di aver adottato un piano del verde, mentre in 26 casi (28%) risulta attivo un regolamento del verde urbano. La misura più diffusa è il censimento del verde, realizzato in 75 capoluoghi su 93 (80%). Meno diffusa invece la pubblicazione del bilancio arboreo comunale: solo 44 città (47%) lo hanno reso disponibile al termine del mandato del sindaco uscente.
Oltre 120 iniziative di forestazione urbana
“Un’opportunità arriva dalla legge 10/2013, che disciplina lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, ha osservato l’associazione in occasione del trentennale della Festa dell’Albero, la storica campagna dedicata alla messa a dimora di piante e arbusti, che si è tenuta dal 21 al 23 novembre, in partnership con AzzeroCO2, Frosta, Inwit e Biorepack come partner tecnico. Nei giorni della Festa, che cade in concomitanza con la Giornata nazionale degli alberi (istituita dalla legge 10/2013 e celebrata ogni anno il 21 novembre), si sono tenute oltre 120 iniziative di forestazione urbana in 14 regioni, tutte organizzate da Legambiente insieme a cittadini, scuole, aziende e amministrazioni.
“Un dato significativo emerso dalla nostra analisi sull’applicazione della legge 10/2013 riguarda la Giornata nazionale degli alberi, promossa da quasi l’80% dei capoluoghi italiani”, ha commentato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Si tratta di una percentuale incoraggiante ma che rischia di rimanere un impegno simbolico se la gestione strutturale del verde urbano è marginale. Per questo lanciamo un appello ai comuni, invitandoli a un impegno più deciso e concreto nell’attuazione della norma”.
Parchi gioco penalizzati
In occasione della Giornata degli alberi, arriva anche l’intervento della Coldiretti. In Italia le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Eppure, sottolinea l’organizzazione, secondo recenti studi i benefici di alberi e natura in genere sulla salute degli adulti e sulla crescita dei bambini sono importanti: aiutano lo sviluppo cerebrale, migliorano le funzioni cognitive, oltre a fornire importanti occasioni esperienziali, migliorando creatività, senso di equilibrio, memoria, mantenimento delle informazioni e la capacità di elaborazione.
“Occorre aumentare la presenza del verde urbano, a partire dalle aree frequentate dai bambini, come le scuole”, è l’appello della Coldiretti. Che chiede alle amministrazioni pubbliche “un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature”. Un albero adulto, ricordano gli esperti, è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili mentre un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente ben 20mila chili di anidride carbonica all’anno. “Serve anche una corretta gestione del patrimonio arboreo esistente”, approfondisce la Coldiretti, “troppo spesso messo a rischio da interventi approssimativi affidati a soggetti non esperti, oltre che da attività di altra natura come scavi o rifacimenti di marciapiedi che causano a volte il taglio delle radici. Ciò causa l’indebolimento delle piante, già esposte ai rischi legati ai cambiamenti climatici”.

