No alla fast fashion: così la Sardegna stoppa gli sprechi usa-e-getta
La Regione approva un piano triennale da 2 milioni di euro per contrastare gli effetti economici, sociali e ambientali della moda meno etica. Al via progetti educativi e azioni di sensibilizzazione tra i più giovani.
La giunta regionale della Sardegna
mette un freno alla fast fashion. Su proposta dell’assessora dell’Ambiente, Rosanna Laconi (foto), è stato approvato un piano triennale da 2 milioni di euro per contrastare gli effetti economici, sociali e ambientali della moda usa-e-getta, attraverso progetti educativi e azioni di sensibilizzazione.
Il cuore dell’intervento è rappresentato dalla nuova programmazione della rete Infeas (Informazione, formazione ed educazione all’ambiente e alla sostenibilità), che per il solo 2025 destina 1,3 milioni di euro ai Ceas (Centri di educazione ambientale e alla sostenibilità) pubblici. Questi potranno presentare progetti rivolti alle scuole secondarie, con un contributo massimo di 22.400 euro ciascuno. L’obiettivo è formare una nuova consapevolezza tra i più giovani, partendo dalla scuola e passando attraverso il lavoro capillare svolto dai centri territoriali.
“Un nuovo modello di consumo”
“Contrastare la fast fashion”, afferma Laconi”, “significa promuovere un nuovo modello di consumo, più equo e sostenibile, che tuteli ambiente, diritti e lavoro. Educare le nuove generazioni è essenziale per costruire una società più consapevole e responsabile”.
Sulla scia della Ue
Nel triennio 2025-2027, la Sardegna investirà anche 600mila euro per la manifestazione “Ceas Aperti”, un’iniziativa che mira a rafforzare il legame tra i centri e le comunità locali. Altri 100mila euro saranno destinati tra il 2026 e il 2027 per servizi di comunicazione e assistenza tecnica, mentre ulteriori risorse andranno al coordinamento e al potenziamento della rete Infeas, anche attraverso eventi pubblici e strumenti operativi condivisi.
La fast fashion, fenomeno già al centro del dibattito europeo, è sotto accusa per l’alto impatto ambientale e per l’utilizzo intensivo di risorse e manodopera. Le nuove direttive Ue spingono verso una produzione di maggiore qualità, minori sprechi e una maggiore responsabilità nella filiera. La Sardegna sceglie così di partire dalla formazione per accompagnare questa transizione.
Foto: ufficio stampa regione Sardegna

