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Restoration economy: ogni euro speso per la natura frutta fino a 38 volte di più

where Roma when Gio, 25/09/2025 who roberto

Continuare con la traiettoria attuale di degrado ambientale costerebbe all’Italia 2,2 miliardi di euro all’anno. Le cifre emergono dal rapporto “Verso un’economia nature positive”. Così le imprese diventano protagoniste della riqualificazione dei territori.

Investire nella tutela e nel ripristinorestoration-economy.jpg degli ecosistemi produce ritorni economici elevatissimi: tra 4 e 38 euro per ogni euro speso. In Italia, continuare con la traiettoria attuale di degrado ambientale costerebbe 2,2 miliardi di euro all’anno. Queste cifre emergono dal rapporto “Verso un’economia nature positive”, presentato dal Nature Positive Network, promosso dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po insieme alla Fondazione Sviluppo Sostenibile. Il report è stato presentato in occasione del convegno “Restoration economy: le imprese protagoniste della riqualificazione dei territori”, organizzato dalla stessa rete che riunisce le imprese interessate a realizzare iniziative di tutela e valorizzazione del “capitale naturale”.
Il documento ribadisce che, se non si interviene, entro il 2050 il 90% degli ecosistemi subirà alterazioni significative e un milione di specie rischia l’estinzione. A livello europeo l’impatto sarebbe pari a 57 miliardi di euro di danni all’anno, con un valore cumulato fino al 2050 di circa 1.700 miliardi. Per l’Italia si stimano perdite accumulate di circa 60 miliardi.
La novità del progetto sta nella proposta concreta: una strategia “nature positive”, non più solo astratta, capace di ridefinire il rapporto tra imprese, istituzioni e ambiente. Le aziende, osserva il rapporto, si trovano davanti a un bivio: ignorare i segnali del degrado o reinventarsi attraverso pratiche che abbiano la natura come asset centrale.
 
I commenti
“Rigenerare la natura è un fattore imprescindibile per contrastare la situazione meteo ed ecologica che minaccia la stabilità della nostra economia”, ha spiegato Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile. Secondo Andrea Colombo, dell’Autorità del Po, l’acqua è una risorsa che reclama “gestione responsabile, solidarietà e partecipazione condivisa”.
“L’Unione europea nel suo bilancio 2021-2027 prevede per la biodiversità 115 miliardi di euro, oltre a fondi dedicati. Per riuscire a centrare questo cambio di paradigma sarà necessario affiancare a queste risorse quelle nazionali, regionali e private”, ha aggiunto Giuseppe Dodaro, coordinatore del Nature Positive Network.
 
Perché le imprese devono tener conto della natura
I numeri sullo stato degli ecosistemi in Italia colpiscono. Su 85 ecosistemi presenti, 58 sono in condizioni sfavorevoli. Il 46,3% della superficie naturale è considerato “a rischio”. Solo il 9,9% degli habitat di interesse comunitario gode di uno stato di conservazione “favorevole”. Il consumo del suolo ha ormai invaso il 7,1% del territorio nazionale, con picchi lungo la Pianura Padana, la via Emilia e la direttrice Milano-Venezia. Anche la qualità delle acque soffre: appena il 47% dei corpi idrici superficiali ha raggiunto uno stato ecologico “buono” o “elevato”.
Le imprese che adottano una rotta “nature positive” potrebbero ottenere benefici multipli: maggiore accesso al credito (il 75% dei prestiti bancari nell’Eurozona viene oggi concesso a imprese con forte dipendenza da almeno un servizio ecosistemico), apertura a nuovi mercati, innovazione, reputazione, connessione con il territorio. E, soprattutto, acquisire l’assunto che prevenire è quasi sempre più conveniente che riparare.
 
Bruxelles studia incentivi
A livello internazionale, la pressione sul tema cresce. Bruxelles sta studiando la creazione di un mercato dei crediti natura per premiare chi tutela o ripristina ecosistemi, costruendo così uno strumento economico di incentivo concreto. Studi indipendenti confermano che quasi la metà del Pil mondiale dipende dalla natura e che senza un’azione coordinata il deficit di finanziamento per la biodiversità in Europa sarà enorme. Ed è stimato in 37-48 miliardi di euro l’anno il gap da colmare per raggiungere gli obiettivi della Strategia per la biodiversità Ue.
In sintesi: la tutela dell’ambiente non è più solo una questione etica o di tutela della biodiversità, ma un imperativo economico, come valuta lo studio. Chi guarda al futuro - pubbliche amministrazioni, imprese, comunità locali - può ancora trasformare il danno in valore, l’emergenza in strategia. Ma la scelta è urgente e i tempi ridotti.
 
Qui le imprese aderenti al network: https://naturepositivenetwork.net/ch...

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