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Rigenera Boschi: foreste più resilienti con la gestione sostenibile

where Milano when Gio, 02/10/2025 who roberto

Compie un anno Rigenera Boschi, il progetto promosso da Sorgenia in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e PEFC Italia. Oltre 7.000 ore di dati raccolti in cinque aree forestali offrono una fotografia dinamica e inedita dei boschi italiani.

La gestione attiva dei boschi li renderigeneraboschi.jpg più sani, stabili e capaci di resistere al cambiamento climatico. È il messaggio che emerge dal primo anno di monitoraggio di Rigenera Boschi, il progetto promosso da Sorgenia in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e PEFC Italia, con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Grazie a una rete di sensori innovativi – i Tree Talker – installati in cinque aree forestali italiane, i ricercatori hanno raccolto oltre 7.000 ore di dati per sito, analizzando crescita, stabilità meccanica, fotosintesi e flusso linfatico degli alberi.
 
Alberi più forti e stabili
In 4 siti su 5, gli alberi crescono di più nei boschi gestiti in modo sostenibile rispetto a quelli lasciati a libera evoluzione, con un picco del +43% registrato nel Parco nazionale del Pollino. Le piante curate mostrano inoltre maggiore resistenza agli stress climatici, oscillano meno durante siccità e ondate di calore e risultano complessivamente più resilienti.
Un’eccezione è rappresentata dal Parco dell’Incoronata in Puglia, dove gli alberi monitorati crescono meno nella parte gestita: secondo gli studiosi, il fenomeno potrebbe essere legato alla presenza di eucalipti invasivi che limitano lo sviluppo delle querce autoctone.
 
La parola alla scienza
“È come togliere persone da una stanza sovraffollata: chi rimane respira meglio e ha più spazio per crescere” – spiega il professor Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e Pianificazione Forestale dell’Università di Milano.
Vacchiano sottolinea che i dati raccolti offrono una fotografia dinamica e inedita delle foreste italiane: “Per la prima volta possiamo osservare i boschi in tempo reale, con una risoluzione senza precedenti. Incrociando parametri come crescita, fotosintesi, flusso linfatico e oscillazioni del fusto, otteniamo un quadro integrato che ci permette di anticipare come gli alberi reagiscono agli stress climatici”.
Le eccezioni emerse non vanno lette come un problema ma come un’opportunità, aggiunge il ricercatore: “La gestione forestale non è una ricetta unica, ma un processo adattativo. Ogni bosco ha le proprie specificità ecologiche e idriche. I dati ci indicano dove intervenire e come calibrare le strategie per rafforzare la resilienza degli ecosistemi”.
 
Il ruolo delle aziende e della comunità
Per Sorgenia, il progetto è anche un impegno di responsabilità sociale. “Ormai le aziende non possono più non occuparsi di sostenibilità e, in particolare, quelle energetiche sono chiamate a fare la propria parte” – sottolinea Federica Petra Colombo, responsabile Relazioni esterne di Sorgenia. “Con #RigeneraBoschi abbiamo voluto coinvolgere clienti e dipendenti per fare qualcosa di concreto, fornendo strumenti alla comunità scientifica e creando al tempo stesso un percorso culturale. Abbiamo già incontrato 300 studenti nei boschi e continueremo a farlo, perché crediamo che la consapevolezza nasca dall’esperienza diretta”.
Anche l’AD Michele de Censi ribadisce la doppia anima dell’iniziativa: “Oltre alla parte scientifica, continuiamo a lavorare a stretto contatto con le scuole in attività di educazione ambientale rivolte ai ragazzi, un’occasione per incontrare le comunità locali e accrescere la consapevolezza della collettività sul ruolo delle foreste nelle nostre vite”.
 
La visione dei partner
“Essere parte del progetto #RigeneraBoschi ci ha permesso di osservare in modo scientifico la differenza tra boschi gestiti e boschi abbandonati” – afferma Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia. “Quando un grande player come Sorgenia entra nel mondo delle foreste attraverso la ricerca, è un segnale forte che comunica alla società civile il valore delle foreste. La multifunzionalità della gestione – difesa della biodiversità, funzione turistica, assetto climatico, produzione di legname – è la chiave per valorizzare e tutelare il nostro patrimonio”.
 
Uno sguardo al futuro
Il progetto proseguirà nei prossimi anni ampliando la rete di monitoraggio e affinando i modelli di analisi, per definire linee guida di selvicoltura “climaticamente intelligente”. “Un bosco abbandonato è più fragile e vulnerabile – conclude Brunori – mentre una gestione attiva e pianificata lo rende più sicuro, accogliente e utile sia per l’uomo che per l’ambiente”.

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