Per tutti gli isotopi! Il 91% degli italiani non vuole il nucleare vicino a casa
Sondaggio Ipsos per Ecoforum: si temono benefici troppo lontani nel tempo o inesistenti. Il 47% chiede invece incentivi alle fonti rinnovabili e la semplificazione degli iter autorizzativi. Otto su dieci valutano come positivo l’impatto della transizione ecologica, purché sia davvero green.
Il 79% degli italiani vede nella
transizione ecologica vantaggi ambientali ed economici. È questo uno dei principali dati che emerge dal sondaggio Ipsos “L’Italia e la sostenibilità”, presentato il 1° luglio a Roma all’Ecoforum nazionale sull’economia circolare, promosso da Legambiente, Kyoto Club e Nuova Ecologia. Per il 34%, inoltre, la svolta energetica è cruciale per salvare il Pianeta, il 24% la considera utile per ridurre bollette e costi, il 22% la vede come il futuro, con prodotti più sicuri e competitivi. I green job sono attesi in crescita dal 40% del campione, percentuale che sale al 61% tra chi conosce l’economia circolare.
Sul fronte strettamente energetico, il no al nucleare è chiaro e forte: il 91% non vuole centrali vicino a casa, temendo benefici troppo lontani nel tempo o inesistenti. In particolare, il 39% del campione non le vuole per niente, mentre il 29% le vuole almeno a cento chilometri di distanza; il 23% si accontenta di mettere cinquanta chilometri tra sé e gli impianti. Ne vedremo delle belle. E i potenziali benefici della produzione di energia dall’atomo? Il 25% ritiene che non ci saranno mai, perché i costi sono incalcolabili.
Il 47% chiede invece incentivi alle fonti rinnovabili, con il 36% che si spinge oltre e punta alla semplificazione dell’iter autorizzativo per gli impianti.
Interessante anche la percezione dell’economia circolare: solo il 16% ritiene che l’Italia sia sopra la media europea, mentre il 37% crede erroneamente sia al di sotto.
Tre proposte per il governo
All’Ecoforum sono arrivate anche tre proposte al governo Meloni: accelerazione degli interventi Pnrr, snellimento dei decreti end‑of‑waste (che definiscono i criteri e le procedure che permettono di trasformare un rifiuto in una risorsa, contribuendo all’economia circolare) e rafforzamento dei controlli ambientali.
“Produzioni circolari, fonti rinnovabili, transizione ecologica sono un motore per la nuova occupazione verde», ha commentato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. Aggiungendo: “Puntiamo sulle produzioni pulite, senza perdere tempo con soluzioni irrealizzabili e che sono state messe fuori mercato per gli elevati costi. Solo così rafforzeremo le basi del Clean industrial deal made in Italy”. Per Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, “la green economy italiana è solida e continua a investire nonostante le incertezze politiche”.
In sintesi, gli italiani riconoscono la transizione ecologica come un volano per ambiente, risparmio e lavoro. Puntano su rinnovabili e riciclo, con fiducia nelle filiere circolari. Ma avvertono che servono norme più rapide, infrastrutture potenziate e controlli rigorosi per mantenere il primato italiano in Europa. Sullo sfondo, le perplessità (anche economiche) per il ritorno del nucleare.

