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Biocompostabili. L'università di Pisa scova la componente non biodegradabile

where Pisa when Mar, 03/02/2026 who roberto

Lo studio, sviluppato in collaborazione con il consorzio Biorepack, è stato pubblicato sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis. Il sistema permette di individuare rapidamente il polietilene, polimero non biodegradabile, presente nelle bioplastiche in quantità superiore al limite massimo consentito.

A caccia del polietilene, un materialeunipisa.jpg che non degrada e che si trova spesso oltre la norma nel processo di produzione degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. È il compito che si è dato il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, guidato da Erika Ribechini, professoressa ordinaria di Chimica, insieme a Marco Mattonai, Federica Nardella e dalla dottoranda Marta Filomena.

La ricerca, che punta ad affinare lo strumento in grado di individuare il materiale, è stata pubblicata sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis, ed è il frutto di una collaborazione con Biorepack. Fino a oggi mancava un metodo efficace per verificare la presenza di polietilene, il cui utilizzo negli imballaggi è previsto dalla normativa europea in una quota non superiore all’1% per garantire la corretta compostabilità e biodegradabilità delle bioplastiche. I nuovi strumenti sviluppati a Pisa colmano questa lacuna: lo studio ha portato alla messa a punto di un innovativo protocollo chimico-analitico in grado di quantificarne in modo rapido e preciso la presenza. Sul piano operativo, il protocollo si basa su tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, capaci di rilevare concentrazioni di PE anche inferiori all’1%, in linea con i limiti di legge. Questo lo rende uno strumento efficace sia per il controllo di qualità in ambito industriale, sia per la sorveglianza ambientale.

Contrastare l’illegalità nel settore degli imballaggi, ha molteplici e rilevanti vantaggi ambientali. Un controllo più rigoroso dei materiali compostabili, ricorda Biorepack, contribuisce infatti a ridurre il rilascio di microplastiche nel suolo e nelle acque, migliora la qualità del compost impiegato in agricoltura e scoraggia l’uso improprio delle diciture “biodegradabile” e “compostabile”, tutelando le imprese che operano legalmente nel rispetto delle normative italiane e comunitarie in materia. “Con le metodiche analitiche che abbiamo sviluppato è finalmente possibile effettuare controlli affidabili anche su campioni complessi, in tempi rapidi e con costi contenuti, offrendo uno strumento concreto a tutela dell’ambiente e della trasparenza verso i consumatori”, spiega Erika Ribechini.
“Il nostro consorzio ha tra i suoi obiettivi statutari quello di garantire l'assoluto rispetto delle rigorose normative che regolano il settore delle bioplastiche compostabili, al fine di assicurare che la loro trasformazione in compost insieme al resto dei rifiuti organici apporti benefici al suolo e alla filiera agricola. È per questo che siamo felici di poter sostenere lo sviluppo di strumenti di controllo scientificamente inappuntabili, rafforzando così una filiera sostenibile di cui l'Italia è leader continentale”, conclude Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack.
 
Per saperne di più https://www.unipi.it/news/lotta-alli...

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