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Circularity, ecco i trend dell’economia circolare nel 2026

where Milano when Mar, 03/02/2026 who roberto

Dal packaging alle materie prime critiche, la guida di Circularity è pensata per fornire ad aziende e addetti ai lavori un utile strumento per orientarsi nelle novità normative e di mercato che guideranno il settore dell’economia circolare nel 2026.

L’Italia parte da una posizione circularity-camilla-colucci.jpegdi forza sul fronte del riciclo, con un tasso di utilizzo circolare della materia nel 2024 pari al 21,6%, il più alto in Europa, contro una media Ue del 12,2%. Allo stesso tempo, restano nodi strutturali aperti su alcune filiere, come la plastica e i raee e sulla qualità delle raccolte e delle materie prime seconde. È quanto evidenzia la Circularity Trend Guide 2026, che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare.
La guida, pubblicata da Circularity, società dedicata all’economia circolare che accompagna le imprese in tutte le tappe del percorso verso l’integrazione dei principi ESG nel proprio modello di business, offre una lettura integrata dei principali cambiamenti che stanno ridefinendo l’economia circolare: l’evoluzione del quadro normativo europeo, con l’atteso Circular Economy Act e l’entrata in applicazione del regolamento sugli imballaggi (Ppwr), la trasformazione industriale delle filiere, la gestione delle materie prime critiche, la crescente domanda di riciclo e la centralità di dati, tecnologia e misurazione delle performance.
Oltre all’analisi dei trend, la Circularity Trend Guide 2026 include un radar normativo 2026–2030 e una checklist operativa pensata per aiutare le imprese a tradurre scenari e regole in azioni concrete, dalla progettazione dei prodotti al procurement, dalla gestione dei dati alla relazione con la finanza.
 
Il ruolo delle imprese

In questo contesto, si legge nel report, le imprese che sapranno integrare la circolarità nei processi decisionali, nella governance dei dati e nelle strategie di filiera saranno più solide e competitive nel medio periodo. Al contrario, l’assenza di dati affidabili e di un approccio strutturato rappresenterà un rischio crescente, non solo reputazionale ma anche economico. Dal 2026 la riciclabilità dichiarata non sarà più sufficiente in nessuna filiera: prodotti, materiali e processi dovranno essere progettati per rispettare requisiti tecnici, filiere reali, controlli e rendicontazione. Il packaging rappresenta uno dei casi più avanzati di questa trasformazione, anche grazie all’evoluzione normativa. In questo ambito l’Italia parte avvantaggiata: nel 2024 l’immesso al consumo di imballaggi è stato superiore alle 13,9 milioni di tonnellate, con un tasso di riciclo effettivo del 76,7% con 10,7 milioni di tonnellate riciclate; l’Italia supera già i target Ue sia del 2025 fissati al 65%, sia del 2030 fissati al 70%.
 
Le materie prime
La domanda di materie prime seconde cresce in modo significativo in molte filiere, ma non in modo uniforme. Se in alcuni settori il riciclato è sempre più richiesto per obblighi normativi, criteri di gara e strategie industriali, in altri, come la plastica, il mercato mostra ancora forti squilibri tra domanda, offerta e competitività economica. L’estrazione di materie prime critiche sta assumendo un ruolo sempre più strategico. In un contesto segnato da volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e dipendenze esterne, il riciclo e il recupero di materia diventano strumenti di resilienza industriale e di autonomia economica, in linea con gli obiettivi europei sulle materie prime critiche. Il salto tecnologico e di competenze sta trasformando la gestione dei flussi di materia. Intelligenza artificiale e sistemi di selezione automatica stanno ridefinendo le prestazioni di raccolta, selezione e riciclo. Senza investimenti in tecnologia e competenze, il riciclo resta quantitativo ma non competitivo.
 
Un tema competitivo
Un altro tema centrale è quello dei dati. Con il rafforzarsi degli standard di misurazione, indicatori, kpi (key performance indicators) e metodologie riconosciute si affermano come linguaggio comune tra imprese, istituzioni e finanza. Il 2026 segna un passaggio chiave per l’economia circolare: dopo anni di consolidamento di pratiche e modelli, la circolarità entra in una fase pienamente industriale, normativa e finanziaria. Non è più solo un obiettivo di sostenibilità, ma una condizione strutturale per competere, capace di incidere su costi, continuità degli approvvigionamenti, accesso al credito e resilienza delle filiere. “Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere - commenta Camilla Colucci (nella foto), ceo di Circularity - Le imprese non sono chiamate solo ad adeguarsi alle nuove regole, ma a integrare la circolarità nei processi, nei dati e nelle decisioni strategiche. È qui che si gioca il vantaggio competitivo dei prossimi anni”.
 
Leggi la guida di Circularity: https://circularity.com/circularguid...

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