La crisi della plastica. Ecco perché è ancora emergenza in Sardegna e Sicilia
Diversi impianti convenzionati non riescono più ad accogliere nuove quantità di plastica. Nel mirino c’è oggi Cagliati e il sassarese, ma anche in Sicilia la crisi è pronta a riesplodere con tanto di interrogazioni di eurodeputati.
Torna l’allarme per il blocco della
raccolta della plastica nelle isole: blocchi e rischi di sospensione imminenti nei ritiri sono ancora segnalati in Sicilia e Sardegna, dove proprio a Cagliari potrebbe non essere garantita la raccolta.
I problemi in Sardegna
Negli ultimi giorni la raccolta degli imballaggi di plastica in Sardegna sta incontrando nuove criticità. Come già accaduto alcune settimane fa, gli impianti convenzionati che trattano il materiale non sono più in grado nuovamente di accogliere quantità di plastica. Questa situazione rischia di ripercuotersi direttamente anche sulla città di Cagliari. Il servizio di raccolta potrebbe non essere garantito, con possibili ritardi o sospensioni temporanee. Il Comune, fa sapere in una nota, sta monitorando la situazione, ma al momento non è possibile assicurare la regolarità del servizio.
Nei giorni scorsi, intanto, il ritiro era stato fermato in alcune località del sud dell’isola. La spia di una nuova paralisi ora si accende nel Sassarese. Dopo l’Unione dei comuni dell’Anglona, nei giorni scorsi, anche l'associazione dei Comuni di Viddalba, Sedini e Valledoria è costretta a prendere il provvedimento di sospensione della raccolta multimateriale - imballaggi plastica e metallo - a causa della chiusura temporanea dell’impianto di trattamento e stoccaggio Obiettivo Zero di Tergu, che ha raggiunto livelli di saturazione elevati con imballaggi fermi sui piazzali dello stabilimento.
I problemi in Sicilia
Anche in Sicilia sembra che l’emergenza plastica non sia affatto rientrata. Semmai è stata momentaneamente arginata, ma resta una crisi strutturale pronta a riesplodere. Negli ultimi mesi diversi impianti di selezione dell’isola hanno ridotto o sospeso il ritiro degli imballaggi di plastica, travolti dalla saturazione degli stoccaggi e da un paradosso economico che mette in ginocchio l’intera filiera: la plastica riciclata costa più della plastica vergine. Il corto circuito rallenta il sistema e sta spingendo molti Comuni ad adottare nuove ordinanze che limitano la raccolta, con ripercussioni immediate sui cittadini e sul decoro urbano.
Per questo l’eurodeputato Giuseppe Antoci, M5S, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo un intervento urgente per evitare il collasso della filiera. “Se si ferma il ritiro della plastica, non salta solo un servizio: saltano gli obiettivi di riciclo - avverte Antoci - non possiamo chiedere ai cittadini di differenziare e poi lasciare i Comuni da soli a gestire disagi e costi che aumentano. Se il conto ricade sulle famiglie, il sistema non regge”.
Sul tema è intervenuta anche la deputata trapanese all’assemblea regionale, Cristina Ciminnisi, che ha presentato un’interrogazione al governo regionale. Parole dure verso l’assessore ai Servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni: “La competenza sugli impianti è regionale. È alla Regione che chiediamo soluzioni concrete”. E le domande restano aperte: che si intende fare oltre l’ampliamento temporaneo delle aree di stoccaggio?





