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Enea-Assovetro. Ecco come decarbonizzare l’industrie del vetro. Uno studio

where Roma when Mar, 03/02/2026 who roberto

La proposta è contenuta in uno studio Enea-Assovetro pubblicato sulla rivista internazionale Gases: nella prima strategia denominata Green fuel, l’adozione di biometano e idrogeno verde si è rivelata la misura più efficace. Il vero motore della transizione è la cattura e lo stoccaggio della CO2.

Sette soluzioni tecnologiche enea-assovetro.jpgper decarbonizzare l’industria del vetro, calibrate sul contesto italiano e allineate all’obiettivo di neutralità climatica al 2050. La proposta è contenuta in uno studio Enea-Assovetro pubblicato sulla rivista internazionale Gases, che ha preso in esame due differenti strategie di transizione energetica. “Questo studio analizza la decarbonizzazione dell’industria vetraria, un settore ad alta intensità energetica, attraverso un approccio integrato e adattato alla realtà nazionale”, commenta il presidente di Assovetro, Marco Ravasi.
 
Le sette soluzioni
Le sette soluzioni individuate per decarbonizzare un settore energivoro come quello del vetro comprendono: uso di combustibili verdi (biogas e idrogeno); cattura e stoccaggio della CO₂; interventi di efficienza energetica; elettrificazione dei forni; aumento dell’utilizzo di vetro riciclato; uso di materie prime già decarbonizzate; impiego di energia elettrica da fonti rinnovabili.
L’analisi mette in luce l’urgenza di interventi concreti per accelerare la diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio in tutto il settore.
La sola riduzione prevista al 2050 delle emissioni indirette (quelle legate al funzionamento degli impianti grazie a un maggiore ricorso all’elettricità da fonti verdi) non sarà infatti sufficiente a centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
 
Gli esperti
“La decarbonizzazione del vetro non passerà da una sola tecnologia miracolosa: servirà un insieme di soluzioni in grado di ridurre emissioni e consumi, calibrate sulle specificità del contesto italiano”, osserva Dario Atzori, responsabile dell’Area Tecnica di Assovetro.
“Queste leve tecnologiche sono pensate per essere combinate in modo flessibile, a seconda dei vincoli specifici degli impianti e delle tipologie di produzione, tenuto conto che la diversificazione delle soluzioni è considerata prioritaria per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica”, sottolinea la coautrice dello studio Claudia Bassano, ricercatrice del dipartimento Enea tecnologie energetiche e fonti rinnovabili.
 
Due strategie
I ricercatori hanno applicato le diverse soluzioni a due differenti strategie di decarbonizzazione, che nella simulazione permetterebbero entrambe all’industria del vetro di centrare l’obiettivo di neutralità climatica al 2050; le differenze tra i due scenari sono sensibili.
Nella prima strategia denominata Green fuel, l’adozione di biometano e idrogeno verde si è rivelata la misura più efficace tra tutte le leve adottate perché consente di abbattere le emissioni di anidride carbonica del 45%; per efficacia seguono le misure di cattura e stoccaggio della CO2, che contribuirebbero a una riduzione delle emissioni residue del 26% (a seguire, 21% da efficienza energetica ed elettrificazione, 3% da uso di rottame di vetro e 4% da materie prime alternative decarbonizzate).
Nel caso della strategia denominata carbon capture and storage (ccs), il vero motore della transizione è stata appunto la cattura e lo stoccaggio della CO2 cha ha eliminato il 69% delle emissioni; a seguire, 21% da efficienza energetica ed elettrificazione, 7% da green fuel e 3% da vetro riciclato.
 
I limiti
“Abbiamo calcolato che il costo totale al 2050 per l’adozione della strategia Green fuel sia di circa 15 miliardi di euro, suddivisi in 4 miliardi per impianti e infrastrutture e in 10,6 miliardi per costi operativi”, spiega Claudia Bassano. “Elementi critici di questa strategia rispetto a quella Ccs sono i costi elevati di idrogeno verde e biocarburanti, oltre alla loro ridotta disponibilità che non consentirebbe di sostituire il gas naturale in industrie ad alto consumo energetico come quella del vetro. Inoltre, vi sono anche sfide infrastrutturali significative: il biogas può essere bruciato nei forni esistenti senza modifiche, mentre l’idrogeno può richiedere cambiamenti se utilizzato in alte percentuali”.
Per quanto riguarda la strategia Ccs i costi totali ammontano a 11,2 miliardi di euro, suddivisi in 5,4 miliardi di euro per impianti e infrastrutture e in 5,8 miliardi di euro per costi operativi. “Nonostante il costo più basso di questo scenario, le tecnologie Ccs presentano ancora la difficoltà di trovare siti geologici adatti, complessità e alto costo della separazione della CO2, oltre a ostacoli normativi e autorizzativi che ne complicano ulteriormente l’implementazione”, conclude Bassano.

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