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Epr tessile: l’Italia verso il decreto. ReDress e la dimensione internazionale

where Rimini when Mar, 25/11/2025 who roberto

Conversazione con Giulia De Marchi, epr specialist di ReDress. Un percorso tracciato (ma si attende il decreto). Solo il 12% dei rifiuti tessili viene recuperato: servono infrastrutture e riciclo “closed loop”. ReDress: sguardo locale, respiro internazionale.
di Luca Gringeri

In occasione di Ecomondo abbiamorgs.jpg incontrato Giulia De Marchi, epr specialist del consorzio ReDress, per fare il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive di questo settore in rapida evoluzione.
 
Un percorso tracciato (ma si attende il decreto)
 “In Italia siamo in attesa che il decreto venga approvato e possa finalmente entrare in vigore”, spiega De Marchi. “A livello europeo, invece, abbiamo già assistito a un passo in avanti importante: la normativa è stata votata a settembre ed è entrata in vigore a ottobre. In molti Paesi, i consorzi epr sono già operativi”. Alcuni Stati, come la Francia - pioniera dal 2007 - o l’Olanda, l’Ungheria e la Lituania, hanno già recepito e attuato la normativa.
“Con la nuova direttiva, gli Stati membri avranno 20 mesi per recepirla e ulteriori 10 per renderla operativa. L’Italia è comunque a buon punto: la bozza di decreto circolata ad aprile rappresentava già una base solida, e il Ministero ha indicato come obiettivo il primo trimestre del 2026 per la piena entrata in vigore”, aggiunge l’esperta.
 
Recuperato solo il 12% dei rifiuti tessili
Il dato è impietoso: in Italia solo il 12% dei rifiuti tessili viene oggi recuperato. Un problema che deriva dalla quantità enorme di capi immessi ogni anno sul mercato, spinti anche dai modelli del fast fashion e, più recentemente, dell’ultra fast fashion. Secondo De Marchi, l’epr rappresenterà una svolta: “L’introduzione della responsabilità estesa aiuterà prima di tutto sul fronte della raccolta. In Italia la raccolta differenziata dei tessili è obbligatoria dal 2022, e dal 2025 lo sarà in tutta Europa. È un passo avanti importante, ma dovrà essere accompagnato da un sistema di conferimento capillare e accessibile ai cittadini - nei negozi, nei centri commerciali, nei punti vendita”.
 
Servono infrastrutture e riciclo closed loop
L’altro nodo cruciale è quello del riciclo. “Serviranno investimenti in tecnologie e infrastrutture che consentano di chiudere il cerchio all’interno della stessa filiera, in un’ottica di closed loop. L’obiettivo è ottenere nuove fibre riciclate a partire dai rifiuti raccolti. L’epr sarà fondamentale anche in questo senso: più raccolta significherà più materiali da trattare e, auspicabilmente, più materia da riciclare”.
 
ReDress: sguardo locale, respiro internazionale
In un panorama consortile nazionale già affollato, ReDress punta su una necessaria e distintiva dimensione internazionale. “Siamo parte del gruppo Rlg, con sede a Monaco di Baviera, che a sua volta appartiene al gruppo inglese Reconomy, specialista globale dell’economia circolare”, spiega De Marchi. “Questo ci consente di offrire un supporto concreto ai brand che operano su più mercati, non solo europei ma anche extraeuropei. L’epr sta iniziando a svilupparsi in Paesi come Stati Uniti e Australia, e per i produttori internazionali è fondamentale poter gestire in modo coordinato i diversi obblighi normativi”.
 
Un obiettivo
La missione di ReDress è chiara: supportare le aziende nel centralizzare e semplificare la gestione della responsabilità del produttore nei vari Paesi, garantendo al tempo stesso un approccio coerente e conforme alle normative locali. “Il principio dell’epr è lo stesso ovunque, ma la declinazione pratica cambia da Stato a Stato. Offrire una rete internazionale di supporto permette di rendere la compliance più semplice, efficiente e trasparente”, conclude De Marchi.

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rgs