Plastica. Ecco quanto costa all’Italia la multa europea per il riciclo non fatto
Secondo i dati della Corte dei Conti, il contributo è aumentato nel tempo nonostante le buone performance di recupero. Per l’Italia si è passati da 749,1 milioni di euro nel 2021 a 793,2 nel 2022 e addirittura a 855,3 nel 2023, prima di scendere a 768,4 milioni di euro nel 2024 grazie alla crescita del riciclo. E nel 2028 la sanzione potrebbe rincarare.
Dal 2021 l’Italia ha versato
quasi 800mila euro all’anno per un totale di 3,1 miliardi di euro all’Unione europea per gli imballaggi di plastica non riciclati. Secondo i dati della Corte dei Conti, il contributo è aumentato nel tempo nonostante le buone performance di recupero. E ora Bruxelles valuta pure un aumento dell’aliquota, nonostante la crisi dell’industria del riciclo.
I numeri
Forse non è noto ai più ma il mancato riciclo degli imballaggi di plastica serve, accanto ad altre voci, a rimpolpare il bilancio dell’Unione europea. In questo senso l’Italia a causa della tassa da 0,8 euro per ogni chilo di rifiuti da imballaggio in plastica non riciclati ha versato a Bruxelles oltre 3 miliardi dal 2021. I conti arrivano dalla Corte dei Conti Ue – leggiamo da Ricicla News https://www.riciclanews.it/rifiuti/p... che ne scrive - l’importo del tributo è passato complessivamente da 5,8 miliardi di euro nel 2021 a 6,3 nel 2022, per passare a 7,2 nel 2023 e poi ridursi a 7,1 miliardi nel 2024. Per l’Italia si è passati da 749,1 milioni di euro nel 2021 a 793,2 nel 2022 e addirittura a 855,3 nel 2023, prima di tornare a 768,4 milioni di euro nel 2024.
In totale sono 3,1 i miliardi di euro pagati dall’Italia all’Ue per non aver riciclato tutti i rifiuti da imballaggio generati, sebbene il nostro paese figuri stabilmente tra gli Stati membri che performano meglio, con un tasso di riciclo del 49% certificato da Eurostat per il 2023.
Tariffa a 1 euro
Ma Bruxelles ha già fatto sapere che, complice l’inflazione, presto ci sarà un aumento: “il gettito reale si è eroso rapidamente, riducendo l’efficacia dello strumento sia sul fronte delle entrate che su quello dell’incentivo ambientale”, rimarca la Commissione. E propone quindi un rialzo della tariffa a 1 euro al chilo a partire dal 2028, con un meccanismo automatico di adeguamento annuale all’inflazione.





