Rapporto. L’industria italiana usa materiali di riciclo il doppio della Ue
I dati del rapporto della Fondazione Sviluppo Sostenibile registrano l’andamento del riciclo di 19 filiere. Il tasso di utilizzo circolare di materia si è attestato al 46,6%, contro il 22,4% in media degli altri grandi Paesi.
Il riciclo dei rifiuti è d’importanza
strategica per l’industria italiana, chiamato a dipendere dall’importazione di materiali a costi crescenti: nel 2024 è stata per l’Italia del 46,6%, più del doppio della media europea, del 22,4%, maggiore degli altri grandi Paesi, e anche il costo è aumentato del 34%. Non solo, l’anno scorso è cresciuto anche il ricorso al materiale riciclato, grazie all’86% di tutti i rifiuti gestiti (tra urbani e speciali). È quanto emerge dal rapporto “Il Riciclo in Italia 2025” che registra l’andamento del riciclo di 19 filiere, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e presentato in occasione della quarta Conferenza nazionale dell’industria del riciclo organizzata dalla fondazione in collaborazione con il Conai e Corriere della Sera.
I numeri
I nuovi dati Eurostat confermano l’ottimo risultato dell’Italia: nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia si è attestato al 21,6%, segnando una crescita di 0,5 punti percentuali rispetto al 2023; a fronte di una media Ue del 12,2%, del 17,8% della Francia, del 14,8% della Germania, e dell’7,4% della Spagna. E nel riciclo degli imballaggi l’Italia si confermi una eccellenza europea con il 76,7%, ben oltre l’obiettivo del 65% al 2025 e del 70% al 2030 (carta e cartone 92%; vetro 80,3%; acciaio 86,4%; alluminio 68,2%; legno 67%, biocompostabili 57,8%; plastica oltre il target europeo del 50%).
Di fronte a questo quadro complessivamente positivo emergono però alcune forti criticità, come la crisi del riciclo delle plastiche.
“Nonostante le difficoltà che l’intero sistema industriale sta affrontando nel nostro Paese – ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – il settore del riciclo, complessivamente, sia per quantità trattate sia per i fatturati, mantiene performance positive confermandosi non solo una eccellenza europea ma anche un settore strategico per l’economia italiana. Consolidare l’industria del riciclo vuol dire anche concorrere alla autonomia e sicurezza di approvvigionamento di materiali e ridurre l’alta dipendenza dalle loro importazioni”.
La miniera mps
In Italia interi settori industriali si reggono sul riciclo grazie al 74,1% dei rifiuti speciali riciclati, che hanno prodotto 133 milioni di tonnellate di materiali recuperati.
Nel 2024 la produzione di acciaio nazionale deriva per l’89% dal riciclo di rottame ferroso, per quasi 20 milioni di tonnellate.
Il 56% della materia prima impiegata nell’industria cartaria è costituita da macero ricavato dal riciclo di carta e cartone, pari a ben 5,2 milioni di tonnellate.
L’industria dei pannelli e dei mobili di legno si basa sul riciclo del 67,2% di rifiuti in legno, pari a circa 2,3 milioni di tonnellate.
Il tasso di riciclo delle bottiglie di vetro ha superato l’80% e ha raggiunto 2,1 milioni di tonnellate.
Secondo u un’analisi approfondita della produzione nazionale di materie prime seconde (mps) derivanti dalle attività di riciclo dei rifiuti urbani e speciali., condotta per la prima volta in collaborazione con Ispra e Conai, per alcune tipologie di materiali (carta e cartone, plastica e vetro) la quota di imballaggi sul totale per la produzione di mps risulta significativa. Per il vetro, il 66% deriva da imballaggi, per la carta e il cartone, il 54%, e anche per la plastica ci si attesta intorno al 50%. In termini quantitativi, sono molto significativi i volumi della carta e cartone, con oltre 3 milioni di tonnellate, e del vetro con 1,6 milioni.
“L’Italia ha costruito negli anni una leadership riconosciuta in Europa nel riciclo – rileva Simona Fontana, direttrice generale Conai – un risultato che nasce da investimenti, competenze industriali e dalla capacità dell’intera filiera di lavorare in modo coordinato. Oggi, però, questa leadership non può essere data per scontata: alcune dinamiche di mercato e una competizione internazionale sempre più intensa rendono evidente quanto sia indispensabile garantire condizioni stabili, regole chiare ed eque e una visione industriale coerente. È fondamentale rafforzare il presidio delle filiere più esposte e sostenere le imprese nel percorso di transizione. Il sistema Conai ha dimostrato che il riciclo genera valore economico, ambientale e occupazionale per il Paese: ora occorre creare un quadro che permetta a queste performance di consolidarsi e crescere. Solo così l’Italia potrà continuare a competere in Europa, facendo della sua economia circolare non solo un modello ambientale, ma una vera leva strategica per lo sviluppo industriale nazionale.”
Criticità per plastiche e Raee
In questo quadro positivo emergono però due settori fortemente in difficoltà: la crisi del riciclo delle plastiche e lo stallo nella crescita della raccolta e riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche Raee (il tasso di raccolta in Italia nel 2024 scende sotto il 30%, molto al disotto del target europeo del 65% in vigore dal 2019).
Nonostante che anche nel 2024 siano aumentate la raccolta differenziata e la quantità avviate al riciclo dei rifiuti degli imballaggi di plastica, arrivando al 51,1, oltre l’obiettivo europeo del 50%, l’attività industriale di riciclo delle plastiche è entrata in crisi: i fatturati sono calati, domanda e prezzi sono scesi ai minimi. Nel 2025 la crisi sta peggiorando.
Nel 2024, benché sia aumentata la produzione di polietilene tereftalato (pet) da riciclo, il fatturato è calato del 18% anche per la cresciuta concorrenza del pet vergine a basso costo e per quella del pet riciclato, proveniente dall’estero, in aumento e occupando circa il 20% del mercato nazionale. La situazione nel 2025 è peggiorata. L’ obbligo del 25% di contenuto riciclato nelle bottiglie di pet, in vigore dal 1° gennaio 2025, non ha aumentato la domanda del pet riciclato, probabilmente perché l’obbligo è privo di sanzioni.
La crisi ha coinvolto anche tutti gli altri polimeri plastici generati col riciclo meccanico. L’industria nazionale del riciclo delle plastiche deve così affrontare, a fronte di una domanda ridotta, la concorrenza del forte calo dei prezzi dei polimeri vergini e di quelli delle plastiche riciclate importate, mentre deve sostenere elevati costi energetici e consistenti costi di smaltimento, con inceneritori o discariche delle plastiche non riciclabili.
Il Rapporto 2025 con i dati aggiornati dell’industria del riciclo e la piattaforma digitale, realizzati con il coinvolgimento delle 19 filiere e dei Consorzi, sono disponibili su www.ricicloinitalia.it.
Per rivedere la conferenza: https://eventi.corriere.it/pianeta-2...





