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Il riciclo della plastica è in crisi. L’allarme. E cominciano a fermarsi gli impianti

where Milano when Mar, 16/09/2025 who roberto

Chiuse decine di strutture nel Nord Europa. Il settore è messo a dura prova dalla concorrenza dell’import di  plastica riciclata a basso prezzo ma anche dall’invio di volumi crescenti di rifiuti plastici che vengono smaltiti nelle discariche dei Paesi in via di sviluppo. L’appello alla Ue delle associazioni di riciclatori di plastica europei, tra cui Assorimap. Leggi la lettera aperta.

Tira brutta aria in giro per l’Europaimpianto-revet.jpg dell’economia circolare. È in atto una gravissima crisi per gli impianti di riciclo della plastica: dal Regno Unito, alla Germania fino ai Paesi Bassi sono solo gli ultimi pari di una lunga lista di chiusure nel vecchio continente - 33  in tutto il mondo - e altrettante stanno funzionando a metà della propria capacità. Entro la fine del 2025, si prevede che in Europa si sarà persa una capacità di riciclo pari a quasi un milione di tonnellate rispetto al 2023. E con essa anche la capacità dell’Europa di raggiungere i target di contenuto riciclato stabiliti dal regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr): “Il collasso del settore europeo del riciclo della plastica causerebbe danni irreversibili ai progressi ambientali e all’innovazione raggiunti nell’ultimo decennio, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Ue e la sua competitività a lungo termine”- avverte il Basel action network (Ban) ripreso da Greenreport.
 
Le cause
Che cosa sta succedendo? Da un lato vi è stata un’impennata dell’import di plastica riciclata a basso prezzo, ma anche le pressioni economiche crescenti e l'eccessiva burocrazia stanno mettendo a dura prova i riciclatori dell'Ue.
Dall’altra parte c’è il peso dei costi di manutenzione e gestione molto alti e la bassa redditività legata alla riduzione della domanda di plastica riciclata di qualità inferiore, fenomeni che hanno dato il colpo finale.
Senza dimenticare poi il costo relativamente basso della plastica vergine, che fa concorrenza (non troppo leale) a quella riciclata.
Secondo il Basel action network invece non si tratterebbe di difficoltà legate al mercato, ma della “fallacia dell’economia circolare della plastica”: “Mentre i Paesi Ocse, in particolare l’Ue, continuano a raccogliere i rifiuti plastici sotto la bandiera del riciclo per raggiungere gli obiettivi di economia circolare, la chiusura degli impianti di riciclo nazionali ha portato a scaricare volumi crescenti di rifiuti nei Paesi in via di sviluppo dove la dispersione e la combustione tossica a cielo aperto sono diventati la norma”.
 
Che fare
Che si dovrebbe fare dunque per contrastare questa crisi? I produttori di plastiche riciclate chiedono che i policy maker attuino con urgenza meccanismi di difesa commerciale e di mercato, garantendo norme coerenti in materia di responsabilità estesa del produttore (Epr) e applicando rigorosamente la certificazione di terze parti e sanzioni armonizzate per i materiali non conformi, ma anche la riduzione della burocrazia per ottenere e rinnovare i permessi.  Poi c’è la questione energia: serve un accesso a energia pulita e a basso costo.
 
L’appello
Con una lettera aperta indirizzata alla Commissione europea 28 organizzazioni hanno lanciato un appello per proteggere il Made in Europe e rilanciare la competitività del settore. Il 4 settembre scorso le più importanti associazioni di riciclatori di plastica europei hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo interventi immediati a sostegno della filiera della plastica, minacciata da una grave crisi di competitività.
L’appello, firmato da 28 organizzazioni europee e nazionali, propone 6 raccomandazioni strategiche per rafforzare la resilienza della supply chain di tutti gli attori della filiera, così da garantire competitività e sostenibilità economica a uno dei settori chiavi della transizione circolare europea.
“Non c’è più tempo da perdere, le richieste del settore non possono più essere ignorate”, ha dichiarato Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione che rappresenta i riciclatori e rigeneratori di materie plastiche italiani. “Tutti gli stati membri devono poter agire coesi per garantire all’Europa di perseguire gli obiettivi di green economy e non mettere a rischio l’intero tessuto industriale.”
I riciclatori sostengono che attività come il riciclo, la colorazione e la conversione di polimeri dovrebbero accedere ad alcuni pacchetti di aiuti erogati dall’Ue, tra cui Net-Zero Industry Act, Clean Industrial State Aid Framework, Industrial Decarbonisation Accelerator Act e Climate, Environment, and Energy Aid Guidelines.
“Non c’è più tempo da perdere, tutti gli Stati membri devono poter agire coesi per garantire all’Europa di perseguire gli obiettivi di green economy e non mettere a rischio l’intero tessuto industriale – conclude Regis. - Siamo pronti a collaborare con il Governo italiano e le istituzioni europee per sostenere la filiera nazionale e tradurre queste raccomandazioni in azioni concrete”.
 
Leggi la Lettera Aperta dei riciclatori https://www.assorimap.it/images/2509...

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