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Viaggio in cartiera. Imballaggi green, posti di lavoro e alberi salvati: ecco perché riciclare conviene

where Diecimo (Lucca) when Mar, 27/05/2025 who roberto

e-gazette ha visitato lo stabilimento Lucart di Diecimo (Lucca), dove dal 1953 si produce carta a uso professionale e consumer: la circolarità del packaging, qui, è una solida realtà industriale. Ora la sfida del nuovo regolamento europeo sull’eco-design. Tommaso De Luca: “L’82% dei nostri imballaggi è già di origine rinnovabile”.
di Matteo Cislaghi

A metà dell’Ottocento fu il bertoniedeluca.jpgfarmacista del paese ad avere l’intuizione di ricavare la carta dalla paglia, quando a quei tempi ancora la si produceva con gli stracci. Quasi due secoli (e tantissima tecnologia) dopo, qui a Diecimo, tra i monti del Lucchese, la cartiera Lucart è uno dei punti di riferimento in Italia e in Europa per il riciclo dei cartoni per bevande e alimenti. L’azienda fondata nel 1953 dalla famiglia Pasquini - che ancora la guida - conta su un fatturato di 685 milioni, una capacità produttiva di 396mila tonnellate all’anno distribuita su dieci stabilimenti in Europa che danno lavoro a oltre 1700 dipendenti. Tutto partendo da un eco-comandamento, che e-gazette ha potuto toccare con mano visitando l’impianto toscano: la carta si può produrre in modo circolare e sostenibile.
 
Oltre 10 miliardi di cartoni per bevande recuperati
“Da Diecimo escono verso il nostro polo logistico di Altopascio solo prodotti finiti”, ci spiega Tommaso De Luca, direttore della corporate communication di Lucart, che insieme a Micol Bertoni, direttrice public affairs e sustainability della Fbca Italia (The food and beverage carton alliance), ci accompagna nel tour della cartiera. “Abbiamo due linee di produzione”, approfondisce De Luca, “quella professionale, ossia la carta tissue e airlaid (igienica, asciugatutto, tovaglioli, fazzoletti, asciugamani, lenzuolini medici) che serve scuole, ospedali e alberghi, e la linea consumer con marchi come Tenderly, Tutto, Grazie EcoNatural e Smile che arrivano in tutte le case. L’82% dei nostri imballaggi è già di origine rinnovabile, uno dei risultati che ci consente di fregiarci da tre anni della certificazione di sostenibilità Ecovadis”. Già nel 1997 Lucart aveva portato sul mercato italiano la prima carta igienica prodotta con cellulosa riciclata. E ad oggi, con il progetto EcoNatural iniziato nel 2013, l’azienda ha contribuito a recuperare più di 10,7 miliardi di cartoni per bevande, evitando l’abbattimento equivalente di 4,6 milioni di alberi. 
 
Dentro l’impianto: un materiale circolare
All’ingresso degli impianti colpisce subito la vita: addetti, rumore, muri – in senso letterale – di carta e cartone da avviare a lavorazione, muletti in funzione ovunque; tanto che i giornalisti vengono prudentemente bardati e incolonnati in un sicuro percorso pedonale.img20250521121634.jpg
Dietro i capannoni, ecco i binari che fin dalla fondazione della cartiera la collegano con il porto di Livorno, consentendo alle merci di viaggiare su rotaia: com’erano green i nostri nonni.
Grazie al riciclo, qui in Lucart gli imballaggi diventano materia prima seconda, dando vita a nuovi prodotti e contribuendo all’economia circolare. Qualche numero: “In Italia, con un immesso al consumo di circa 90mila tonnellate all’anno, i cartoni per bevande e alimenti sono composti per circa il 75% di carta, materia prima rinnovabile e proveniente da foreste gestite responsabilmente, e per il restante 25% da plastica (21%) e alluminio (4%); questi ultimi materiali danno vita al cosiddetto polyal, che ha la funzione di sigillare il contenuto – per esempio di latte, succhi di frutta e bevande vegetali – e proteggere la sensibilità microbiologica del prodotto”, ci racconta Micol Bertoni durante un pit stop davanti a una monumentale bobina di carta finita color avana (tipico del riciclo), alta quasi il doppio di un operaio. Srotolatela, e vedrete distesi davanti a voi quasi due chilometri di carta.
Ma il primo passo per riciclare è raccogliere. Poi, una volta ritirati, i materiali sono separati e impiegati per nuovi prodotti. Nello stabilimento lucchese le fibre di cellulosa vengono pulite, pressate, asciugate e formate in rotoli. Il polyaI viene invece sminuzzato e trasformato in granuli per essere impiegato nella produzione di pallet, vasi, dispenser e articoli per la casa, ad esempio. Il risultato è un nuovo imballaggio a bassa impronta di carbonio e ad alta efficienza di trasporto.
 
I tagli ad acqua ed energia
Il nostro tour prosegue 2prodottidalriciclocarta.jpgin un nuovo capannone: qui vediamo in funzione la macchina continua PM12 per la produzione della carta. Si tratta della più recente acquisita dal gruppo toscano, che aveva messo in funzione la prima (PM1) nel lontano 1966 nello stabilimento di Porcari. Ci muoviamo tra questi enormi macchinari, monitorati dai tecnici attraverso sofisticati sistemi informatici, e potenti getti d’acqua. La produzione della carta richiede infatti abbondante risorsa idrica (nell’impasto da lavorare la fibra di cellulosa rappresenta solo lo 0,2%; il resto è acqua) ed energia, soprattutto termica, per la fase di asciugatura. I motori degli impianti girano grazie a un cogeneratore che produce elettricità più vapore, ottimizzando l’utilizzo di gas naturale.
Nell’ottica della sostenibilità, va detto che il consumo idrico di Lucart è di 9,48 metri cubi per tonnellata di carta prodotta (-35,9% sul 2013), sempre più vicino all’obiettivo di 9,40 fissato per fine 2025. In netta diminuzione nell’ultimo decennio è anche il consumo energetico specifico (-25% rispetto al 2014).
 
Che cosa succede con il regolamento Ppwr
Terminata la visita, c’è ancora tempo cartoniperbevande.jpgper ragionare sull’industria del packaging e le sue regole davanti a un caffè. Sul tavolo delle aziende è arrivato proprio quest’anno il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr), un passaggio chiave per accelerare la transizione verso la circolarità e l’eco-design.
Osserva in merito Micol Bertoni: “Come Fbca, vogliamo valorizzare ciò che l’industria sta già facendo e lavorare con i decisori pubblici per una normativa europea coerente, ambiziosa e basata sui dati”. E aggiunge: “La sostenibilità, la resilienza dei sistemi alimentari e la rinnovabilità delle risorse sono i pilastri su cui si fonda il nostro impegno”.
“Oggi più che mai la tecnologia c’è, ma serve una normativa che la valorizzi e non la ostacoli”, tira le somme prima di salutarci Tommaso De Luca. “Il nostro impianto dimostra che il riciclo dei cartoni per bevande è tecnicamente maturo, economicamente sostenibile e ambientalmente vantaggioso”: una conferma che l’eco-leadership industriale italiana non è solo “sulla carta”.

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