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Amici della Terra: così Red III sussidia anche la quota di rinnovabili buttata

where Roma when Mer, 14/01/2026 who roberto

Secondo l’associazione ecologista, anziché consentire che il fenomeno di eccesso di produzione sincrona produca i segnali di mercato utili a una migliore programmazione, il decreto provvede a esimere i produttori da qualsiasi rischio d’impresa.

Il decreto approvato dal Consiglioadt.jpg dei ministri di accoglimento della direttiva Ue RED III per i sussidi alle rinnovabili, prevede che l'energia generata da impianti non programmabili possa ricevere l’incentivo anche se non immessa in rete a causa di curtailment (vale a dire la riduzione volontaria o imposta della elettricità generata, quando essa supera la domanda o la capacità di assorbimento della rete elettrica), modificando la precedente previsione che l’incentivo fosse normalmente calcolato sull’energia immessa in rete o autoconsumata. Lo fanno sapere in una nota gli Amici della Terra.
 
Nessun rischio per le imprese?
Il nuovo sussidio, fortemente voluto dai produttori di energia rinnovabile, è dovuto al fatto che il gestore della rete, Terna, ha recentemente comunicato che il curtailment è in forte crescita e deve imputarsi alla mancata programmazione nella realizzazione degli impianti, ovvero che gli impianti vengono realizzati dove possono produrre di più perché c’è più sole o più vento e non dove c’è maggiore richiesta di energia.
Ora, spiega l’associazione ecologista, anziché consentire che il fenomeno di eccesso di produzione sincrona produca i segnali di mercato utili a una migliore programmazione e localizzazione degli impianti, il decreto provvede a esimere i produttori da qualsiasi rischio d’impresa, remunerando e incentivando anche l’energia che viene buttata via perché prodotta in eccesso. In questo modo viene premiata la speculazione e la tariffa pagata in bolletta perde completamente di senso, visto che va a remunerare anche un prodotto e un servizio che non vengono forniti.
 
Lesiva del mercato
Anche se da tempo, grazie alle delibere Arera, viene remunerata la mancata immissione in rete dell’energia eolica (e, più recentemente, anche dell’energia fotovoltaica), definire con legge questa modalità controversa appare davvero grave, secondo Adt, e lesivo del principio di libero mercato.
Ovviamente, Terna e i rinnovabilisti lamentano ritardi nell’adeguamento delle reti e degli accumuli. In realtà, sia i costi di reti e accumuli, sia la remunerazione del curtailment, vengono integralmente scaricati sui consumatori finali, quando i primi dovrebbero essere a carico delle tecnologie che li richiedono, e quest’ultima dovrebbe essere considerata rischio d'impresa, viste le caratteristiche intrinseche delle tecnologie installate.
 
Si può vedere l'iter parlamentare del decreto qui: https://www.camera.it/leg19/682?atto...

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