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La Giornata dell’agrivoltaico. Anie Rinnovabili: 700 progetti col nuovo bando

where Roma when Mer, 28/01/2026 who roberto

Dopo le 643 richieste di finanziamento della prima finestra del bando Pnrr, ci sono ancora 1,04 GW a gara entro giugno. L’introduzione della definizione di impianto agrivoltaico nella legislazione italiana.

C’è un forte interesse del mercato anie-agrivoltaico.jpgverso l’agrivoltaico, lo conferma il bando dedicato del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che ha registrato, alla chiusura della prima finestra nel settembre 2024, 643 richieste di finanziamento, per una potenza complessiva superiore a 1,7 GW e oltre 920 milioni di euro di contributi richiesti, di fronte a uno stanziamento pari a 1,1 miliardi di euro. È quanto emerso nel corso della seconda edizione della Giornata dell’Agrivoltaico, che si è svolta a Roma all’Ara Pacis promossa da Anie Rinnovabili. L’appuntamento di rilievo nazionale riunisce istituzioni, associazioni, esperti, imprese e rappresentanti del mondo agricolo e fotovoltaico per fare il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’integrazione tra agricoltura e produzione di energia rinnovabile alla luce dei più recenti aggiornamenti normativi.
 
Il nuovo bando
In risposta all’elevata domanda e per garantire il pieno utilizzo delle risorse disponibili, nel 2025 il ministero dell’Ambiente ha riaperto i termini del bando fino al 30 giugno, con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di 1,04 GW di nuovi impianti agrivoltaici. Secondo gli aggiornamenti pubblicati nel corso del 2025, le procedure hanno portato alla selezione di oltre 700 progetti, per una capacità installabile complessiva prossima ai 2 GW, confermando l’agrivoltaico come pilastro strategico della transizione energetica nazionale e dell’innovazione in ambito agricolo.
 
L’agrivoltaico in Europa
In Europa sono attivi oltre 200 progetti agrivoltaici e agrisolari in almeno 10 Paesi, per una capacità complessiva superiore a 15 GW, a testimonianza di un mercato in rapida strutturazione industriale. In questo contesto, il ruolo dell’Italia può e deve essere centrale, grazie a progetti che possono diventare benchmark su scala internazionale.
Nell’Unione Europea la Francia rappresenta uno dei contesti più maturi: il Governo ha integrato l’agrivoltaico nelle politiche agricole ed energetiche nazionali e il mercato è atteso crescere a un ritmo di 1–2 GW di nuova capacità l’anno a partire dal 2026, sostenuto da un quadro normativo dedicato.
 
Definizione e aree idonee
Andrea Cristini, presidente di Anie Rinnovabili, sottolinea con favore l’introduzione della definizione di impianto agrivoltaico nella legislazione italiana: “Si tratta di un passaggio fondamentale perché finalmente la norma chiarisce che gli impianti agrivoltaici devono essere adeguatamente elevati in quanto l’elemento dimensionale dell’altezza non può essere un vincolo rigido, ma occorre un approccio più flessibile in funzione delle colture e della pastorizia”.
Secondo Anie Rinnovabili la differenza tra un impianto tecnologicamente avanzato ed uno base risiede nella presenza di sistemi di monitoraggio e gestione agricola. Tuttavia, permangono criticità su alcuni aspetti, come il vincolo dell’80% della produzione lorda vendibile, il concetto di terreni di “valore agricolo elevato” e la soglia della percentuale di suolo agricolo utilizzabile che può variare tra lo 0,8% e il 3%.
Durante l’evento di Roma, particolare attenzione è stata dedicata all’impatto delle nuove disposizioni normative sull’individuazione delle aree idonee. La recente revisione del quadro regolatorio ha ristretto significativamente le superfici considerate compatibili con l’installazione di impianti agrivoltaici.
Il cambiamento rischia di mettere in difficoltà alcune Regioni, compromettendo la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili previsti dal decreto. “L’agrivoltaico rappresenta una scelta strategica per il futuro del Paese”, conclude Giulio Iucci, vicepresidente di Anie Federazione. “È la dimostrazione che la transizione ecologica può essere un percorso di equilibrio e non di contrapposizione, capace di generare sviluppo, tutela ambientale e coesione sociale. L’Italia ha tutte le competenze e le risorse per essere protagonista di questo cambiamento, a condizione che istituzioni, imprese e mondo agricolo lavorino insieme, con una visione condivisa e di lungo periodo.”

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