Nimby eolico. Qui Orvieto. Gli Amici della Terra chiedono un’inchiesta. La storia
Per la presidente degli Amici della Terra, Monica Tommasi, la Regione Umbria avrebbe omesso di proseguire nel procedimento di rilascio al progetto Phobos dell’autorizzazione unica entro i 60 giorni previsti dopo la pubblicazione della delibera del Consiglio dei ministri.
Risulta evidente la pesante
responsabilità della Regione Umbria nel progetto Phobos a Orvieto proposto da Rwe. A dirlo è Monica Tommasi, presidente dell’associazione ambientalista Amici della Terra, secondo la quale nel novembre 2023, sebbene sollecitata da Rwe, la Regione avrebbe omesso di proseguire nel procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica entro i 60 giorni previsti dopo la pubblicazione della delibera del Consiglio dei ministri avvenuta il 20 ottobre 2023. “Ciò è inspiegabile – protesta Tommasi - e ci auguriamo che su questo specifico episodio venga costituta una apposta commissione d’inchiesta da parte del consiglio regionale dell’Umbria e che tale richiesta venga sostenuta con forza dai Comuni di Castel Giorgio e Orvieto”.
L’iter dell’impianto
L'iter autorizzativo per l'impianto eolico Phobos, proposto da Rwe Renewables Italia, ha seguito un percorso amministrativo e giurisdizionale piuttosto travagliato che ha visto contrapposti gli obiettivi nazionali di transizione energetica e le istanze di tutela ambientale locale.
L’avvio del procedimento è avvenuto nell’agosto 2021 con la presentazione della Via per il progetto dell’impianto eolico Phobos, composto da 7 aerogeneratori da 6 MW ciascuno nei comuni di Castel Giorgio e Orvieto (Terni), per una potenza complessiva di 42 MW, oltre che di una stazione elettrica di oltre 440 MW nel comune di Castel Giorgio.
Nel dicembre del 2022 la commissione tecnica Pnrr-Pniec della Via esprime parere favorevole con prescrizioni sul progetto. Tuttavia, la Soprintendenza speciale si esprime negativamente nello stesso periodo. Nel giugno 2023 il Consiglio dei ministri esprime un giudizio positivo di compatibilità ambientale (Via) per il progetto, con prescrizioni da rispettare.
Contro questa decisione del governo vengono tuttavia presentati nel mese di settembre 2023 una serie di ricorsi al Tar del Lazio poi trasferiti al Tar dell’Umbria.
A quel punto Rwe scrive alla Regione Umbria segnalando che il rilascio della Via in base all’art. 7 del decreto legge 50/2022 secondo cui le decisioni del CdM dovrebbero confluire nel procedimento autorizzatorio unico da completare entro i successivi 60 giorni, termine oltre il quale l’autorizzazione si intende rilasciata.
La richiesta viene poi ripetuta (invano) nel marzo 2024, al che la Regione Umbria risponde che pur avendo ricevuto la deliberazione favorevole alla Via, afferma che l’istanza di autorizzazione unica è “decaduta” e inefficace e richiede la presentazione di una nuova istanza completa, opponendo di fatto un impedimento all’iter autorizzativo. Di lì un nuovo ricorso al Tar da parte di Rwe e poi al Consiglio di Stato.
La sentenza del Consiglio di Stato
E qui la storia è recente. Fine dicembre 2025: il Consiglio di Stato accoglie l’appello di Rwe, affermando che l’autorizzazione unica si è formata per silenzio-assenso dopo l’esito favorevole della Via, nonostante l’inerzia della Regione Umbria rispetto ai termini previsti dalla legge; il collegio chiarisce, inoltre, che la deliberazione del CdM sulla Via e l’autorizzazione unica formatasi per silenzio-assenso non sono automaticamente collegati in modo vincolante, ma che l’effetto silentium sull’autorizzazione unica resta valido se non è impugnato e se la documentazione essenziale è stata presentata.
I giudici infine stabiliscono che, in presenza di una Via positiva rilasciata a livello ministeriale per un progetto inserito negli obiettivi del Pniec (Piano nazionale integrato per l'energia e il clima), la Regione non può opporre un diniego basato esclusivamente su criteri di "non idoneità" locale non adeguatamente motivati rispetto alla necessità di decarbonizzazione.



