Quelli per le pale eoliche. Sull’appennino toscano nasce il fronte del sì
Esperti e associazioni ambientaliste scendono in campo per un impianto a Londa presentando alla Regione Toscana osservazioni e smontando pregiudizi infondati.
In tempi in cui sono numerose
le proteste contro l’insediamento di impianti rinnovabili, si segnala oggi un’iniziativa di segno opposto, grazie a un gruppo di attivisti che ha deciso di sostenere l’eolico. È quanto sta accadendo a Londa, in provincia di Firenze, dove si trova quello che viene definito “un piccolo e tranquillo paese che appare improvvisamente fra le boscosissime propaggini del Monte Falterona” al confine con il Parco delle Foreste Casentinesi. Da queste parti, leggiamo su La Nazione, esperti e associazioni ambientaliste in rappresentanza delle associazioni Ecolobby, Ecofuturo, Progetto Firenze e Cittadini per l’Italia Rinnovabile sono scese in campo per dire "no alla disinformazione e sì alla transizione energetica per la Toscana". Per questo hanno presentato alla Regione Toscana osservazioni dettagliate che esprimono parere favorevole, smontando quelle che i promotori definiscono "fake news e pregiudizi infondati".
Cosa dicono
"Il progetto da 82 GWh/anno proposto da Hergo Renewables – fa sapere uno degli attivisti - prevede turbine eoliche fuori dal perimetro del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a oltre tre chilometri dal confine, in area idonea secondo la normativa vigente. Non esiste alcuna evidenza d’impatti negativi causati dall’eolico. Con esempi positivi in zone come Cammino di Santiago, isole greche, Scozia, Portogallo e Norvegia, dove parchi eolici coesistono con turismo e percorsi didattici. La Toscana deve installare circa 760 MW/anno di rinnovabili per raggiungere gli obiettivi Pniec, ma il trend attuale è solo di 200 MW/anno, con il contributo eolico fermo a zero negli ultimi due anni, al 7% totale. Eppure l’eolico è la fonte con minori emissioni sul ciclo vita, complementare al fotovoltaico ed è essenziale per autonomia energetica, riduzione costi e contrasto alla deindustrializzazione delle aree interne".



