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Position paper Teha. Corre l’Italia dei data center, Milano la capitale

where Cernobbio when Mer, 10/09/2025 who roberto

È ciò che emerge dal Position paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A, presentato, nell’ambito della 51ma edizione del Forum di Cernobbio.

La domanda di dati e data-center-credits-ispi.jpgdi potenza di calcolo cresce in modo esponenziale, spinta dall’intelligenza artificiale, dal cloud e dall’internet of things e con essa anche il numero di data center presenti nel nostro Paese è decisamente in crescita: sono 168 nel 2024, per una potenza installata di 513 MW, posizionano l’Italia al 13° posto mondiale. Milano, con una capacità installata di 238 MW, pari al 46% della capacità nazionale, supera quella di città come Madrid e Zurigo. È ciò che emerge dal position paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A, presentato, nell’ambito della 51ma edizione del Forum di Cernobbio, da Roberto Tasca, presidente di A2A, Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale di A2A, e Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di Teha Group.
 
Scenario e impatto
Nel mondo a fine 2024 risultano censiti 10.332 data center distribuiti in 168 Paesi, oltre la metà dei quali negli Stati Uniti (5.426), seguiti dall’Unione Europea (2.254), seconda potenza mondiale per capacità installata.
Il paper evidenzia come l’Italia stia guadagnando un ruolo centrale nello scenario internazionale. Mentre i grandi hub storici europei (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) mostrano segnali di saturazione a fronte di una serie di vincoli energetici, infrastrutturali, urbanistici e normativi, Milano e la Lombardia si stanno affermando come poli strategici, attirando l’interesse crescente degli investitori.
Le previsioni indicano che la domanda energetica degli hub digitali crescerà significativamente: a livello globale si prevede che i consumi quadruplicheranno entro il 2035, passando dai 371 TWh del 2024 a quasi 1.600 TWh, raggiungendo il 4% dei consumi elettrici (vs. 1% nel 2024).
In Italia, si stima che la potenza installata di data center potrebbe raggiungere i 2,3 GW in uno scenario tendenziale e i 4,6 GW in una prospettiva full potential (vs. 513 MW nel 2024) e i loro consumi elettrici oscillare tra il 7% il 13% del totale nazionale.
Lo sviluppo di queste infrastrutture ha anche un impatto economico rilevante. Nel 2024, la data economy italiana vale 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del pil, e rappresenta uno dei principali driver della nostra crescita. Se l’Italia riuscisse a raggiungere i best performer tra i Paesi europei, come Estonia, Finlandia e Paesi Bassi, questo valore potrebbe salire a 207 miliardi di euro entro il 2030. Inoltre, si prevede che lo sviluppo del settore possa contribuire alla crescita annuale del pil: la stima va dal 6% nello scenario tendenziale al 15% in quello di pieno sviluppo, con l’abilitazione rispettivamente di 77mila e 150mila posti di lavoro diretti, indiretti e indotti.
 
Le sfide
Tuttavia, lo sviluppo dei data center comporta molteplici sfide. Da un lato, la crescente domanda di energia implica la necessità di garantire una fornitura stabile e sostenibile, favorendo l'integrazione delle energie rinnovabili con sistemi termoelettrici a ciclo combinato di ultima generazione – di cui l’Italia si stava già dotando nell’ambito dei progetti per garantire continuità e stabilità alla rete - che attualmente rappresentano la principale fonte di energia del Paese.
Dall’altro lato, il loro efficientamento energetico rappresenta un obiettivo centrale per lo sviluppo sostenibile del settore. In questo contesto, l’Unione Europea ha identificato una serie di key performance indicators (kpi) per la valutazione della sostenibilità dei data center, il 75% dei quali è direttamente legato all’efficienza energetica. Le soluzioni a disposizione degli operatori industriali e immediatamente dispiegabili possono svolgere un ruolo fondamentale e promuovere una pianificazione integrata che consenta di abilitare un nuovo modello di circolarità in cui il data center diventa un protagonista del sistema energetico.
 
Le quattro leve strategiche
In uno scenario di pieno sviluppo, i data center possono diventare molto più di semplici infrastrutture energivore: se inseriti in una visione strategica di sistema, possono agire come abilitatori di benefici concreti sul piano sociale, ambientale ed economico. In Italia uno sviluppo guidato da efficienza energetica, pianificazione territoriale e integrazione di fonti rinnovabili può stimolare crescita industriale e innovazione, contribuendo al contempo a ridurne gli impatti.
Nell’ambito dello studio sono identificate quattro leve strategiche di efficienza, la cui adozione coordinata consente di massimizzare le performance del sistema, ridurre le emissioni e promuovere un modello industriale circolare. Nel dettaglio, le azioni identificate sono: il recupero di calore attraverso le reti di teleriscaldamento, l’utilizzo di aree brownfield per la realizzazione di nuovi impianti, l’impiego di power purchase agreements (ppa) per garantire forniture energetiche green, stabili e tracciabili e la valorizzazione dei raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) prodotti dai data center.
Secondo le stime di Teha, l’adozione integrata delle leve in uno scenario di sviluppo “full potential” del settore dei data center consentirebbe di evitare 5,7 milioni di tonnellate di CO₂ di emissioni annue, un volume pari a quelle generate da 1,7 milioni di cittadini, e un beneficio economico totale di circa 1,7 miliardi di euro. Numeri che a livello sistemico si aggiungono ai circa 55 miliardi di euro di contributo al pil nazionale.
 
I commenti
 “I numeri individuati dal report indicano che lo sviluppo dei data center in Italia potrebbe contribuire alla crescita del pil nazionale al 2035 del 6% - con la creazione di 77mila posti di lavoro - fino ad arrivare, in uno scenario full potential, al 15% con 150mila nuovi occupati. Si tratta di un’occasione unica per un Paese che vuole rafforzare la competitività digitale ed economica – ha aggiunto Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A. - Queste infrastrutture impatteranno considerevolmente sulla richiesta di energia ma, grazie alle nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato di ultima generazione realizzate per garantire stabilità alla rete e alla forte crescita delle rinnovabili, il mix energetico italiano è già in grado di sostenere la produzione necessaria. La vera svolta è però che questi hub digitali, se ben integrati, possono anche dare un valido contributo alla decarbonizzazione delle città: recuperando il calore generato è possibile fornire energia termica a oltre 800mila famiglie grazie alle reti di teleriscaldamento, come già facciamo a Brescia e come presto faremo a Milano. Vogliamo contribuire a creare un modello di innovazione e sostenibilità, attraverso una simbiosi mutualistica tra i player che sviluppano data center e gli operatori del nostro ambito industriale per vincere la sfida del digitale, ormai inarrestabile”.
“Lo sviluppo dei data center rappresenta una leva fondamentale per la crescita economica dell'Italia. Nel 2024, la data economy ha generato per il Paese un valore di 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del pil nazionale. Nei prossimi 10 anni, nel nostro Paese, il numero di dispositivi IoT e la domanda di servizi cloud sono attesi triplicare, mentre il traffico dati più che raddoppierà. Con queste dinamiche e in ipotesi di allineamento dell'Italia ai livelli dei Paesi più avanzati nel mondo nell’ecosistema digitale, il valore della data economy potrà superare i 200 miliardi di euro al 2030. - ha commentato Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di Teha.

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