Problemi rinnovabili. Biocarburanti. L’Ue chiede il tuo parere su soia&c
La soia, l’olio di palma e la canna da zucchero sono usati non solamente con finalità alimentari ma in parte anche per produrre carburanti non fossili. I pro e i contro. La Commissione punta a rivedere l’atto delegato relativo al cambiamento indiretto della destinazione d’uso dei terreni (Iluc). La superficie coltivata a soia è cresciuta in media di oltre l’1% l’anno dal 2008.
Si chiuderà il 18 febbraio la consultazione
pubblica della Commissione europea sulla revisione dell’atto delegato relativo al cambiamento indiretto della destinazione d’uso dei terreni (Iluc), basata su un aggiornamento della metodologia e dei dati sull’uso delle colture alimentari e per mangimi.
Carburanti non fossili
I biocarburanti sono stati ampiamente promossi in tutta l’Ue sin dall'adozione della direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED) nel 2009.
Per ottenere i gasoli di origine non fossile si usano in genere grassi vegetali, come l’olio di palma e di soia ma anche oli di piante non commestibili, e si usano anche grassi di origine alimentare già usati, come i grassi animali scartati dalle macellazioni oppure gli oli di frittura che dopo essere stati usati non possono più avere finalità alimentari.
Per ottenere benzine in genere si parte da derivati dell’alcol, ottenuto tramite fermentazione da zuccheri e altri carboidrati, come si fa da decenni in Brasile con le autovetture alimentate con alcol di canna da zucchero.
La corsa della soia
Secondo la nuova relazione della Commissione, la superficie coltivata a soia è cresciuta nel mondo in media di oltre l’1% l’anno dal 2008, con un’espansione superiore a 100mila ettari. Più del 10% di questa crescita si è verificata su terreni ad alto contenuto di carbonio, come foreste e zone umide, determinando una riduzione significativa dell’assorbimento di gas serra. Sulla base dei criteri previsti dall’articolo 3 del regolamento delegato Iluc, la soia rientra nella categoria delle materie prime ad alto rischio Iluc, insieme all’olio di palma, che mantiene questa classificazione.
Secondo la Commissione, l’espansione della produzione di entrambe le colture su terreni ricchi di carbonio è tale che le emissioni di gas serra legate al cambiamento di uso del suolo annullano i risparmi di emissioni ottenuti quando sostituiscono i combustibili fossili.
Oggi, più di 100 milioni di tonnellate di canna da zucchero vengono utilizzate per la produzione globale di biocarburanti. Si prevede che questa percentuale aumenterà del 50% entro il 2030. Tra questi rientrano progetti problematici in regioni come Papua, in Indonesia , dove è già in corso il disboscamento di foreste naturali per fare spazio alla coltivazione della canna da zucchero.
T&E, il disboscamento continuerà
Cian Delaney, attivista contro i biocarburanti del T&E, ha detto: "I biocarburanti a base di soia sono due volte più dannosi per il pianeta rispetto al diesel fossile. Eliminarli gradualmente è la strada giusta da percorrere e promette che la soia americana, argentina e brasiliana non finisca nei serbatoi europei, soprattutto ora che l’Ue ha firmato l'accordo commerciale con il Mercosur. Tuttavia, altre materie prime associate ad alti livelli di cambiamento nell'uso del suolo, come la canna da zucchero, rimangono appena al di sotto della soglia. Ciò significa che possono continuare a essere conteggiate ai fini degli obiettivi Ue in materia di energie rinnovabili. I biocarburanti per colture alimentari e foraggere sono una cattiva idea, è ora di andare oltre la combustione".
Per dare il tuo parere alla Ue: https://ec.europa.eu/info/law/better...



