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Sardegna Rinnovabile chiede alla Regione di non impugnare le aree idonee

where Cagliari when Mer, 18/02/2026 who roberto

Per Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club la contrapposizione “di principio” rischia di rivelarsi controproducente. Serve trovare un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo, evitando soluzioni estreme.

La Regione Sardegna avrebbe alessandra-todde.jpgavviato iniziative per impugnare davanti alla Corte costituzionale il decreto-legge “Transizione 5.0”, recentemente convertito in legge, che interviene sul quadro delle aree idonee per le rinnovabili. Lo si apprende da una nota di Sardegna Rinnovabile, l’alleanza promossa da Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club. “Riproporre una contrapposizione di principio – come avvenuto negli ultimi anni sul tema delle aree idonee, dicono le organizzazioni ambientaliste – rischia di rivelarsi controproducente per la Sardegna stessa, soprattutto in una fase in cui la transizione energetica è sempre di più un fattore di sicurezza, competitività e resilienza climatica”.
 
Definire come realizzarle
In un contesto segnato da fenomeni meteorologici estremi diventa molto urgente rimuoverne la causa prima, le emissioni climalteranti che derivano dall’uso dei combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) e sostituendoli con fonti rinnovabili, che potrebbero dare alla Sardegna energia a buon prezzo, indipendenza energetica e posti di lavoro, come ha affermato il recente studio promosso dal coordinamento Free.
Il governo regionale – dicono le organizzazioni a sostegno dell’energia rinnovabile - dovrebbe essere in prima fila nella lotta alla crisi climatica e non prolungare l’incertezza regolatoria che si traduce in ritardi degli investimenti, nel rallentamento di progetti utili all’autoconsumo e alla riduzione delle bollette, nonché nella perdita di opportunità industriali e occupazionali.
La questione centrale, affermano, non è se “fare o non fare” rinnovabili, ma definire con rapidità e certezza dove e come realizzarle: l’individuazione delle aree idonee e delle aree di accelerazione deve trovare un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo, evitando soluzioni estreme che alimentano conflitti e contenziosi. Il nuovo impianto regolatorio, del resto, riconosce espressamente alla Regione un ruolo specifico: non introdurre divieti generali e astratti bensì – in modo più incisivo – governare la pianificazione, valorizzando le aree già compromesse o infrastrutturate e orientando lo sviluppo verso siti maggiormente compatibili, entro un quadro di principi comuni definiti su base nazionale ed europea.
 
L’articolo 11
A parere del coordinamento Sardegna Rinnovabile, in particolare l’art. 11-bis del d.lgs. 190/2024 individua una base di aree considerate idonee (tra cui, a titolo esemplificativo, siti oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, discariche chiuse, aree e infrastrutture già antropizzate) e, al contempo, affida alle Regioni il compito di individuare con propria legge ulteriori aree idonee nel rispetto di criteri condivisi. Tra questi, assumono rilievo la priorità alle superfici impermeabilizzate e alle aree industriali, la protezione delle aree naturali e dei beni culturali, nonché la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche. Su questo terreno – afferma Sardegna Rinnovabile - la Sardegna può e deve esercitare la sua autonomia in modo efficace: valorizzare le aree più adatte, riducendo impatti e conflitti, accelerando i progetti realmente compatibili e massimizzando i benefici per territori, famiglie e imprese. In altre parole, l’equilibrio non si costruisce con la paralisi o con una contrapposizione rigida tra livelli di governo, ma con una pianificazione chiara e responsabile, capace di trasformare la transizione energetica in una politica di tutela attiva e di sviluppo sostenibile.
È proprio nella definizione di queste aree, conclude la nota, infatti, che si gioca la capacità di coniugare velocità autorizzativa e qualità delle scelte localizzative. Per questo, più che alimentare un nuovo ciclo di conflitti, è necessario che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di governo del territorio e di guida della transizione attraverso un percorso di pianificazione che, nel quadro dei principi europei e nazionali, valorizzi le aree realmente vocate allo sviluppo delle rinnovabili.

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