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La sentenza. Consulta: la Sardegna non può discriminare le rinnovabili

where Roma when Mer, 24/12/2025 who roberto

Stando al pronunciamento 184/2025 della Corte Costituzionale, il governo dell’isola deve considerare gli impianti per la transizione perlomeno alla stregua di tutte le altre infrastrutture.

La Regione Sardegna è chiamatacassazione.jpg a considerare gli impianti per la transizione perlomeno alla stregua di tutte le altre infrastrutture che quotidianamente modificano i nostri territori, senza divieti aprioristici e nuove regole retroattive per iter autorizzativi già conclusi: è questo il pronunciamento 184/2025 della Corte Costituzionale che manda un messaggio chiaro, in linea con quanto Sardegna Rinnovabile e le associazioni che ne fanno parte (Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, e Wwf) affermano sin dalla discussione della moratoria e della legge regionale dello scorso anno, quando la Regione diede vita a un’interpretazione estensiva del concetto di area non idonea, giungendo a “vietare” il 99% del territorio sardo alle energie pulite.
 
I rilievi degli ambientalisti
Secondo l’alleanza Sardegna Rinnovabile, la Regione deve assumersi la piena responsabilità delle scelte e non introdurre dispositivi che scaricano sui Comuni, prevalentemente quelli piccoli delle aree interne, la candidatura a ospitare impianti di aree che la Regione stessa definisce come non idonee; non può, infine, interpretare in maniera distorta i vincoli paesaggistici nel tentativo di impedire perfino la realizzazione di impianti eolici offshore al di fuori delle acque territoriali.
La trasformazione necessaria per affrontare la situazione meteorologica e quindi per abbattere nel più breve tempo possibile le emissioni di CO2 è un’opportunità da governare con coraggio.
Con la L.R. 20/2024 la Sardegna ha invece optato per un sostanziale rifiuto degli impianti di scala industriale a terra e a mare, non raccogliendo la sfida culturale dell’elaborazione condivisa di nuove regole di relazione tra impianti, paesaggi, comunità.

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