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Vajont. Qualcuno vuole aprire una centrale idroelettrica nella diga della strage

where Pordenone when Mer, 25/02/2026 who roberto

Presentati alla Regione Friuli Venezia-Giulia i documenti per valutare la compatibilità ambientale di un impianto che sfrutta il salto della forra tra Erto e Longarone e punta a produrre 13,3 GWh l'anno. Le opportunità e i dubbi. Il link alla documentazione di progetto.
di Roberto Bonafini

Dare una seconda vita utile allavajont.jpg diga del Vajont grazie a una centrale idroelettrica: è questa l’idea, suggestiva ma anche inquietante, che punta a valorizzare e a far ripartire un luogo segnato per sempre dalla tragedia costata la vita il 9 ottobre 1963 a circa duemila persone.

 
Presentata la via
I promotori, una società di Belluno chiamato Well Red, hanno presentato in dicembre agli uffici del Friuli Venezia-Giulia, regione dove si trova la diga al confine con il Veneto, un progetto per un impianto a valle, a fianco dello sbarramento, dove c'è una condotta che scarica libera nel vuoto della forra, vale a dire la stretta e profonda gola naturale situata tra Erto e la tristemente e la più nota tra le località spazzate via, Longarone in Veneto. Qui, dove le acque della valle del Vajont si accumulano a monte dello sbarramento, scarica una cascata altissima che dalla parte friulana si rovescia nella parte veneta della valle. Di qui l’opportunità di trasformare questo salto in energia.
 
Osservazioni
Chiunque abbia interesse può far pervenire le osservazioni al Servizio valutazioni ambientali, Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, via Carducci 6 - Trieste (pec: ambiente chiocciola certregione.fvg.it) entro 30 giorni dall’avvio del procedimento amministrativo.
 
Dettagli tecnici
Dalla documentazione presentata alla Regione Friuli-Venezia Giulia leggiamo che la ditta Welly Red con sede in Sacile (Pordenone) ha preso un progetto precedente e ne ha eliminato “le circostanze maggiormente impattanti che caratterizzavano il progetto originariamente proposto. Ciò mantenendo comunque invariate la maggior parte delle caratteristiche essenziali della derivazione richiesta in prima istanza”.
L'impianto – spiega la relazione tecnica – “si imposta a valle della diga del Vajont e intende sfruttare le portate fluenti attraverso la galleria di scarico del lago residuo C, bacino naturale formatosi in seguito alla frana del monte Toc avvenuta il 9 ottobre 1963. Le portate verranno captate poco prima dello sbocco della suddetta galleria, convogliate verso la centrale di produzione tramite una condotta forzata e infine rilasciate nuovamente nel tratto d'alveo del torrente Vajont che scorre a valle della diga sino alla confluenza nel fiume Piave”.
La frana del 1963, che era crollata nel lago artificiale e la cui onda aveva spazzato via l’intera cittadina veneta di Longarone, aveva formato un terrapieno gigantesco nella valle; per poter scaricare le acque del torrente Vajont che si accumulano a monte c’è una galleria lunga circa 2.400 metri che, ricorda la relazione del progetto, “attraversa l’intero corpo di frana rimanendo in destra idrografica fino a superare il corpo diga e a convogliare le acque nella sezione di scarico posta 170 metri a valle della linea del coronamento della diga”.
I progettisti intendono realizzare uno scavo “entro il versante roccioso del nuovo canale di scarico della centrale di produzione. Esso avrà una lunghezza di poco meno di 60 metri e collegherà direttamente il locale che ospiterà la sala macchine all’alveo del torrente Vajont; manufatto che, per come è stato posizionato in progetto (sotto la verticale dell’opera di presa), risulterà a sua volta collegato alla nuova condotta di adduzione attraverso un pozzo verticale di 120 metri circa. Alla sommità, il progetto prevede la realizzazione dell’opera di presa, che andrà a intercettare, con una vasca di carico e dissabbiatore, le portate fluenti entro la galleria di sorpasso esistente, fino a convogliarle entro il pozzo verticale, ove verrà installata la condotta di adduzione”.
 
Il progetto
I documenti sono solo sui tavoli e l'istruttoria risulta avviata dagli uffici “valutazione ambientale, autorizzazioni e contributi” a valutarne la compatibilità ambientale e altrettanto faranno le comunità di Erto e Casso come anche quella di Longarone. Da quello che si sa sul progetto, la Welly Red prevede di investire 12 milioni di euro e “ha presentato istanza di verifica di assoggettabilità alla VIA del progetto di una centrale idroelettrica sul torrente Vajont, con presa allo scarico del lago residuo del Vajont, subito a valle della diga, in territorio comunale di Erto e Casso (Pordenone)”. E punta a produrre 13,3 GWh l'anno. La nuova centrale – leggiamo dal Corriere del Veneto - occuperebbe il pendio a valle della diga lungo il corso del torrente Vajont. La captazione delle acque avverrebbe a 605 metri di quota. L'energia sarebbe ricavata sfruttando un salto d'acqua di circa 120 metri. È prevista la costruzione di una serie di vasche di raccolta delle acque, di condotte e di una centrale operativa. Tutte opere - precisa la relazione depositata in Regione - che verrebbero realizzate interamente dentro la montagna e non sarebbero visibili dall'esterno. A valle dell'impianto le acque del Vajont tornerebbero a scorrere libere terminando la loro corsa nel fiume Piave. Un analogo progetto era già stato presentato nel 1996, ma non se ne fece nulla.
 
Perché proprio lì
Fin qui i progetti e gli investimenti. Con l’enorme fame di energia, pulita a basso prezzo, anche da queste parti di progetti idroelettrici se ne trova ovunque. Poi, però, c’è l’altra questione molto più delicata: quella sull’opportunità di rifare una centrale proprio da queste parti, dove una centrale esisteva già e ha comportato tutto quello che è passato alla storia: il cantiere, il cedimento della montagna già a rischio idrogeologico che sta alla base della frana e della successiva tragica onda d’acqua. È passato molto tempo ma quasi tutti hanno perso un parente da queste parti. Il sindaco di Longarone ha già detto di essere contrario. Più aperto il primo cittadino di Erto e Casso, lato friulano, che mette le mani avanti e ricorda di essere uno scampato alla tragedia ma ha anche ricordato pragmaticamente che “l'acqua del Vajont, attraverso le concessioni idroelettriche, garantisce introiti a tutti i comuni lungo il corso del Piave. Soldi preziosi, per piccole comunità di montagna con cui assicurare servizi ai cittadini. Noi di Erto e Casso siamo rimasti gli unici a non trarne benefici. Se nascesse la centrale avremmo anche noi quel che ci spetta”.
 
I documenti presentati alla Regione Friuli-Venezia Giulia: https://lexview-int.regione.fvg.it/s...

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