torna alla home
Visitaci anche su:

Notiziario ambiente energia on-line dal 1999

Una banca dati freddissima. Inaugurato in Antartide l’archivio dei ghiacciai

where Antartide when Mer, 21/01/2026 who roberto

Grazie alla fondazione Ice Memory nasce il “santuario” destinato a conservare per secoli i ghiacci montani, garantendo un patrimonio unico per la ricerca. Consegnati i campioni di Monte Bianco e Grand Combin. Il ruolo della scienza italiana.

L’apertura del primo archivio icecaveicememorysanctuary.pngper la conservazione delle carote di ghiaccio segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato in Antartide nel 2015. Protagonisti il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Università Ca’ Foscari di Venezia con Cnrs, Ird, Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer institute (Svizzera). Lo annuncia l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
Dopo un viaggio di più di cinquanta giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro (Monte Bianco e Grand Combin), prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, hanno raggiunto la stazione italo-francese di Concordia, nel cuore dell’altopiano antartico, a 3.233 metri di altitudine. Nell’ambito del Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs). Arrivate a destinazione, le carote di ghiaccio sono state archiviate nell’Ice Memory Sanctuary inaugurato per l’occasione: una grotta ricavata nel ghiaccio e progettata per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio.
 
Capsule del tempo
Anche qualora i ghiacciai dovessero scomparire – spiegano gli scienziati – queste carote di ghiaccio costituiranno una risorsa a lungo termine per la ricerca scientifica e per i processi decisionali basati su evidenze scientifiche. Capsule del tempo, racchiudono l’atmosfera del passato che ora è protetta per i decenni e i secoli a venire.
Il “santuario” è una grotta lunga 35 metri e alta e larga cinque, scavata negli strati di neve compatta sotto la superficie, per una profondità totale di nove metri. Sotto il coordinamento tecnico e la progettazione dell’unità tecnica antartica dell’Enea e con la collaborazione dell’Istituto polare francese, sono stati condotti diversi test per garantire la massima durata possibile del deposito, limitando l’impatto della costruzione sull’ambiente antartico. La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e costanti, che tutto l’anno si mantengono prossime a -52 gradi. Grazie al finanziamento della fondazione Principe Alberto II, partner filantropico della Ice Memory foundation, l’archivio rappresenta una delle strutture scientifiche di conservazione più innovative e remote mai realizzate.
 
Perso il 39% dei ghiacciai
Un’eredità unica in risposta alla perdita del patrimonio glaciale mondiale.
I ghiacciai montani, com’è noto, stanno arretrando a una velocità senza precedenti. Dal 2000, hanno perso a livello regionale tra il 2% e il 39% della loro massa di ghiaccio e circa il 5% a livello globale, rischiando di cancellare secoli, in alcuni casi millenni, di informazioni scientifiche insostituibili.
 
Alberto II: “Una responsabilità storica”
“La fondazione è impegnata nell’iniziativa Ice Memory fin dalla sua nascita nel 2015. Oggi abbiamo una responsabilità storica: contribuire a costruire, attraverso Ice Memory, un patrimonio di archivi glaciali per i nostri figli”, ha commentato il principe Alberto II di Monaco, presidente onorario della Ice Memory foundation.
“Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora”, spiega Carlo Barbante, vicepresidente della fondazione, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e membro del Cnr-Isp. “Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un’eredità per l’umanità”, ha confermato Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory foundation.
 
Per maggiori informazioni: https://www.ice-memory.org
 
Foto: ufficio stampa Enea 

immagini
ice-cave-sanctuary