In breve. Veolia apre in Italia il Research Gateway e altre notizie
Il programma punta a trasformare la ricerca scientifica in soluzioni pronte per il mercato. Gli australiani scoprono i super enzimi che scompongono la plastica. L’Enea individua un nuovo indicatore della salute del suolo.
Veolia apre il Research Gateway
Veolia lancia in Italia il progetto
Research Gateway, un programma per trasformare la ricerca scientifica in soluzioni pronte per il mercato. La società, che investe in innovazione con un team di 620 persone, ha scelto il nostro Paese perché qui l’80% dei brevetti non arriva alla fase commerciale per carenza di investimenti. Il Research Gateway affianca i team delle principali università italiane dallo sviluppo scientifico alla commercializzazione, attraverso formazione imprenditoriale, empowerment delle competenze, accesso a una rete di investitori e strategie per andare sul mercato. Sono aperte le candidature per la prima edizione.
Gli enzimi che scompongono la plastica
Super enzimi naturali che scompongono le materie plastiche, senza rilasciare micro residui nell’ambiente: è la scoperta a cui stanno lavorando alcuni scienziati australiani della Csiro, l’Agenzia governativa responsabile della ricerca scientifica nel Paese. Attualmente, spiegano gli esperti, fino al 98% della plastica riutilizzata viene riciclata in prodotti di categorie inferiori come basi stradali, che continuano a degradarsi nell’ambiente e nell’atmosfera. Oltre che essere meno impattante, però, la plastica biodegradabile formata con gli enzimi presenti in natura avrebbe anche un costo inferiore al pet prodotto da combustibili fossili.
Salute del suolo
L’Enea ha individuato un nuovo indicatore della salute del suolo. In occasione della Giornata mondiale del suolo (5 dicembre), è stato presentato uno studio su alcuni elementi genetici dei batteri che rivelano il grado di contaminazione del terreno causato da antibiotici e metalli pesanti. Si tratta di piccoli elementi genetici, detti integroni, che vivono appunto all’interno dei batteri e ospitano geni resistenti fungendo da biomarcatori di contaminazione e pressione ambientale. Svolto in collaborazione con l’Università della Tuscia, lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Agriculture”.


