Cer, idrogeno verde, autoconsumo: il Veneto rinnova il protocollo con Rse
L’accordo triennale prolunga al 19 luglio 2028 l’intesa avviata nel 2022. Obiettivo, realizzare il Nuovo piano energetico regionale con orizzonte 2030. Investimenti pubblici previsti per oltre 8,7 miliardi e 107mila nuovi posti di lavoro.
Rinnovato il protocollo
d’intesa tra Rse e Regione Veneto. Il nuovo accordo triennale prolunga al 19 luglio 2028 l’intesa avviata nel 2022. Obiettivi: realizzare il Nuovo piano energetico regionale (Nper) con orizzonte al 2030, potenziare l’autonomia energetica del territorio, garantire sicurezza negli approvvigionamenti, promuovere innovazione nelle rinnovabili, comunità energetiche e idrogeno verde. “Serve trasformare la strategia in risultati concreti, che siano replicabili e solidi”, afferma Franco Cotana, amministratore delegato di Rse (Ricerca sul sistema energetico, la spa controllata al 100% dal Gestore dei servizi energetici, Gse, e quindi indirettamente dal ministero dell’Economia), richiamando l’importanza del legame tra ricerca scientifica e pianificazione territoriale. Roberto Marcato, assessore regionale all’Energia, aggiunge che questo rinnovo “non è un semplice atto amministrativo, ma un impegno per il futuro del Veneto”, spiegando che “con Rse abbiamo già realizzato risultati importanti, che hanno consentito al Veneto di posizionarsi tra le regioni più avanzate in Italia sul fronte della pianificazione energetica e delle nuove tecnologie”.
Ridurre l’import dal 50 al 34%
Negli anni scorsi, la collaborazione ha prodotto il Nper approvato a marzo con scenari di sviluppo al 2030, ha favorito la diffusione dell’autoconsumo e delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) con iniziative formative per enti locali e cittadini. Rse ha anche sostenuto la valutazione dei progetti per l’idrogeno verde, in aree industriali dismesse, nell’ambito del Pnrr, e ha fornito supporto continuo con analisi territoriali, previsioni del fabbisogno e offerta energetica. Il Piano prevede investimenti pubblici per oltre 8,7 miliardi di euro, con ricadute economiche stimate attorno a 19,7 miliardi di euro e la creazione di circa 107mila posti di lavoro. Si punta a ridurre la dipendenza energetica delle importazioni dal 50% circa attuale al 34% entro il 2030, a tagliare i consumi energetici di almeno 1,13 Mtep e ad abbattere le emissioni di CO2 per quasi 15 milioni di tonnellate.
Più concretezza
La novità più rilevante di questo rinnovo è che l’intesa prevede una maggiore concretezza nell’applicazione delle misure: più strumenti per dare attuazione ai progetti, una più stretta condivisione tra ricerca e territorio, e un’attenzione crescente all’implementabilità reale delle soluzioni (Cer, idrogeno verde, autoconsumo). Questo sposta l’asse da pianificazione e analisi a realizzazione operativa. Non mancano però alcune voci critiche. Organizzazioni come Italia Solare e Legambiente ritengono che, pur ambizioso, il piano possa risultare “poco sfidante” su alcuni target e denunciano una visione a breve termine che potrebbe non fornire agli investitori certezze nel medio periodo.

