Ci siamo dimenticati gli oceani: ecco il vero costo nascosto del carbonio
Un nuovo studio (che coinvolge anche gli scienziati del Cmcc) rivela che gli impatti sulle acque raddoppiano i danni economici della CO2. Per ogni tonnellata emessa nell’ambiente vanno aggiunti ben 48 dollari.
I danni economici del riscaldamento
globale sono molto più alti di quanto stimato finora. Per l’esattezza, quasi il doppio. A farli crescere è un grande assente nei conti del clima: l’oceano. È quanto risulta da un nuovo studio internazionale a cui partecipano anche ricercatori del nostro Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici), che quantifica per la prima volta il “costo nascosto” degli impatti climatici sugli ecosistemi marini e sulle attività economiche che da essi dipendono. Il dato chiave? Includere l’oceano nei modelli clima-economici aggiunge 48 dollari al costo sociale del carbonio per ogni tonnellata di CO2 emessa. Una cifra che, sommata alle stime attuali, porta quasi a un raddoppio dei danni complessivi. Se si considerano anche gli effetti sulle generazioni future, il valore supera i 150 dollari a tonnellata.
Il costo sociale del carbonio è uno strumento centrale per le politiche climatiche, perché traduce in termini economici i danni causati dalle emissioni. Ma finora si è guardato soprattutto alla terraferma, trascurando un sistema che copre oltre il 70% del Pianeta. Lo studio – spiegano gli scienziati – colma questa lacuna introducendo il concetto di “Blue Scc”, che include perdite legate a barriere coralline, mangrovie, pesca, acquacoltura e infrastrutture portuali.
Non solo perdite ambientali
“Il costo sociale del carbonio assegna un valore monetario ai danni causati dall’emissione di una tonnellata aggiuntiva di CO2”, spiega Johannes Emmerling del Cmcc, coinvolto nello studio insieme al collega Massimo Tavoni. “Le stime esistenti tengono già conto di mortalità, salute e danni economici, ma hanno trascurato in gran parte l’oceano”.
“Perdere una barriera corallina o una foresta di mangrovie non è solo una perdita ambientale: è una perdita per il benessere delle persone”, ricorda Francesco Granella, coautore dello studio.
La salute
Uno dei risultati più rilevanti della ricerca riguarda la salute. Quasi metà dei danni oceanici deriva dal calo della pesca, che in molti Paesi – soprattutto insulari e a basso reddito – è una fonte essenziale di proteine e micronutrienti. Anche le barriere coralline emergono come un punto critico, per l’elevato valore economico dei servizi ecosistemici che forniscono.
Ignorare questi impatti significa sottostimare i prezzi del carbonio. Oggi nei principali mercati, come quello europeo, oscillano intorno a 70-80 euro a tonnellata. Ma lo studio indica che, includendo l’oceano, sono molto più alti.


