Finanza. BlackRock entra col 49,9% nella Ccs Eni
Grazie al co-investitore Global infrastructure partners, che fa parte dell’onnipresente colosso finanziario, cresce il potenziale dei progetti di “carbon capture and storage” in portafoglio, compreso quello di Ravenna.
Cambiano gli scenari aziendali
nella cattura del carbonio. Eni e Global infrastructure partners (Gip), investitore internazionale nel settore delle infrastrutture che fa parte di BlackRock (il colosso della finanza, azionista di Alphabet Inc., la società madre di Google, e di molte altre grandi aziende), annunciano di aver finalizzato la cessione di una partecipazione del 49,9% in Eni Ccus Holding, società specializzata nella Ccs (Carbon capture and storage). “L’operazione prevede che Eni e Gip detengano il controllo congiunto della società”, si legge in una nota.
Attraverso le controllate, Eni Ccus Holding opera nei progetti Liverpool Bay e Bacton nel Regno Unito, oltre che nel progetto L10-Ccs in Olanda. La società ha anche il diritto di acquisire il 50% detenuto da Eni nel progetto Ccs Ravenna e “potrà includere altri potenziali interventi all’interno di una più ampia piattaforma di iniziative Ccs nel medio e lungo termine”. La partnership “accresce il potenziale industriale e il valore dei progetti in portafoglio, rafforza l’obiettivo di Eni di essere un operatore leader nel settore della cattura e dello stoccaggio della CO2 e apre la strada a future opportunità di crescita”, prosegue la nota.
Eni Ccus Holding rappresenta un esempio del modello satellitare di Eni, in grado di attrarre capitali sui business relativi alla transizione energetica, confermandone il potenziale di crescita. La Ccs è un “processo tecnologico maturo e sicuro ed è una delle leve fondamentali per la transizione energetica, essendo la soluzione di decarbonizzazione più efficiente per affiancare le industrie hard-to-abate nella riduzione delle emissioni”, conclude l’azienda.
L’operazione ha ottenuto le necessarie autorizzazioni di legge.


