Fiuto per le buone notizie. La Toscana lancia il misuratore elettronico delle puzze
Il “naso elettronico” fiuta quando i livelli di fetore nell’aria sono troppo alti. Si comincia con il bitume ma, in un’escalation di afrori, si arriverà presto a discariche, depuratori e impianti di compostaggio. E c’è pure l’app: i cittadini dal naso fino possono collaborare!
Alla Toscana spunta un
“naso elettronico”. Non si tratta di una gogoliana protuberanza dotata di vita autonoma, bensì di un misuratore tecnologico della puzza. Proprio così: l’Arpat della Toscana (Agenzia regionale per la protezione ambientale), presenti l’assessora all’Ambiente, Monia Monni, e il direttore dell’ente, Pietro Rubellini, ha svelato la scorsa settimana come funziona questo nuovo alleato hi-tech chiamato Ioms, ma già soprannominato, ovviamente, naso elettronico.
Per il momento il puzzometro si limiterà ad analizzare l’olezzo in eccesso emesso nella produzione di conglomerati bituminosi e asfalti, ma ben presto si spingerà oltre, usmando discariche, depuratori, compostaggio, raffinerie e altri afrori.
Che cos’è e come ci salva l’olfatto
Ioms (acronimo di Instrumental odour monitoring system, ovvero Sistema strumentale di monitoraggio degli odori) aspira l’aria e in tempo reale fotografa la cosiddetta impronta odorigena, cioè il mix olezzante, in questo caso il sentore dato da bitume e asfalti.
Oltre una certa soglia di fetore scatta un campionamento automatico che racchiude l’aria sospetta in sacchette da laboratorio, poi valutate da “giudici” (umani) grazie a un olfattometro dinamico; con quest’ultimo, gli esperti quantificano le sostanze odorigene presenti nelle sacche, identificando rapidamente le fonti di emissione, assistiti da hardware e software che trasformano il tutto in numeri odorimetrici (ouE per metro cubo).
Le autorizzazioni ambientali
“Il naso elettronico rappresenta una svolta innovativa nel controllo delle maleodoranze, spesso causate dalla vicinanza tra aree residenziali e siti industriali”, spiega l’Arpat in una nota.
Il puzzometro migliora il lavoro degli enti di controllo e offre una risposta più efficace alle segnalazioni dei cittadini. Non solo. Ioms fornirà dati oggettivi che potranno essere utilizzati per aggiornare le autorizzazioni ambientali già rilasciate o, in caso di necessità, per modificare quelle esistenti con prescrizioni più stringenti per le aziende che producono odori molesti.
Scienziati coraggiosi
Chi si è preso la briga di addestrare il naso elettronico sono gli scienziati dell’Università di Firenze, che hanno insegnato a Ioms come riconoscere i cattivi odori tipici dei conglomerati bituminosi. Per ora. Questa, come si diceva, è infatti solo la prima puntata dell’odorosa telenovela: presto il sistema sarà potenziato e diventerà capace di monitorare discariche, impianti di trattamento rifiuti e di compostaggio, raffinerie, centri per il trattamento delle acque, depuratori e molti altri impianti industriali.
C’è bisogno di te per annusare!
Non poteva mancare la modalità collaborativa. L’Arpat sta lavorando a una web‑app dedicata ai cittadini-sentinella dal naso fino, che con un clic potranno segnalare gli odori molesti. Un passo in avanti per il nostro Paese, dove le leggi rimangono carenti di indicazioni precise per affrontare il problema degli odori, “che è piuttosto complesso”, ricorda l’Arpat Toscana. “Questa mancanza ha reso difficile per chi controlla l’ambiente capire bene quanto gli odori influenzano la qualità dell’aria, sia dal punto di vista della quantità che della qualità”, avvertono gli esperti.
Benvenuto allora a Ioms e al suo provvidenziale fiuto digitale.


