Pirolisi contro la CO2. È “turchese” l’idrogeno a basso costo. È la svolta?
Tulum Energy con Techint apre il percorso verso un carburante low carbon, sfruttando macchine esistenti e alleanze industriali. Una strategia che punta al decollo commerciale dopo il lancio dell’impianto pilota in Messico.
Ventisette milioni di dollari
raccolti, tecnologia rivoluzionaria e un hub a Milano. Il gruppo italo‑argentino Techint, attraverso la startup Tulum Energy, ha ottenuto un cospicuo round di finanziamenti per lanciare sul mercato l’idrogeno “turchese” da pirolisi del metano. Di che cosa si tratta? Tulum Energy sviluppa un processo che scinde il metano in idrogeno pulito e carbonio solido, senza emissioni di CO2. La sua particolarità è utilizzare forni elettrici ad arco, già presenti nell’industria siderurgica, come fonte di calore ad altissima temperatura.
L’idrogeno turchese, ottenuto via pirolisi, si inserisce nel solco delle alternative per i settori “hard‑to‑abate” (aree economiche e industriali dove è molto complicato abbattere le emissioni di gas serra, anche con le tecnologie attuali): un passo in avanti verso un’economia energetica più sostenibile, grazie a una soluzione industriale già sperimentata che punta a crescere. Le previsioni per questo segmento sono in espansione: il mercato globale dell’idrogeno turchese era già di 16,8 miliardi di dollari nel 2023 e potrebbe raggiungere 22,8 miliardi entro il 2030.
Un finanziamento da 27 milioni
I 27 milioni serviranno a costruire un impianto pilota nel polo di Pesquería, in Messico, accanto alla raffineria‑acciaieria Ternium, anch’essa parte del gruppo Techint. Intanto, l’altra novità è l’apertura di una sede operativa a Milano, destinata a diventare hub per ricerca, sviluppo e ingegneria, sia per il pilota in Messico sia per gli impianti futuri.
Il round è stato guidato da Cdp Venture Capital (con il Green Transition Fund) e da Tdk Ventures, cui si sono aggiunti TechEnergy Ventures, Mito Tech Ventures e Doral Energy Tech Ventures. L’operazione arriva in un momento in cui l’industria dell’idrogeno pulito vale poco più dell’1% di un mercato da 125 miliardi di dollari.
I commenti
“La forza della nostra tecnologia è la combinazione tra scalabilità e alta efficienza energetica”, spiega Massimiliano Pieri, ceo di Tulum Energy, “puntiamo a servire raffinerie, impianti chimici e produttori di ammoniaca a costi competitivi, senza incentivi”. Anche Paolo Argenta di Tenova, che sostiene il progetto, sottolinea che è stata sfruttata l’esperienza sui forni ad arco: “Siamo partiti da esperimenti interni e dalla nostra conoscenza del settore”.
Cristina Tomassini di Cdp conferma che la tecnologia di Tulum “rappresenta un punto di svolta per la decarbonizzazione industriale”.

