Quanto costa l’energia! Per Ecco, fossili e nucleare non risolvono l’emergenza
Secondo il think tank Ecco, il “Libro Bianco” del governo dimentica la transizione verde come opportunità di rilancio dell’industria. “Le pompe di calore nemmeno menzionate”.
Il nucleare? “Una soluzione costosa
e dai tempi di attivazione incoerenti rispetto all’urgenza di affrontare il tema del costo dell’energia”. Quella sull’atomo è solo una delle critiche che Ecco, il think tank italiano per il clima, rivolge al “Libro Bianco” pubblicato dal ministero delle Imprese che contiene la nuova strategia industriale “Made in Italy 2030”. La strategia fa seguito alla bozza contenuta nel “Libro Verde” pubblicato nell’ottobre 2024.
Il documento, secondo Ecco, pur identificando la centralità dell’azione europea sul rilancio dell’industria, punto chiave dell’imminente Industrial Accelerator Act, non mette a fuoco la relazione tra decarbonizzazione e competitività. “Ridurre la transizione a qualcosa da ‘governare’, come nel Libro Bianco, significa perdere un’occasione: quella di trasformarla in leva di sviluppo industriale, autonomia strategica e rafforzamento delle filiere nazionali, liberandosi dalla dipendenza dalle fonti fossili estere”, commenta Davide Panzeri, responsabile delle politiche Italia ed Europa del think tank.
Soluzioni più economiche ed efficienti
Se Bruxelles considera la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili la causa primaria del caro prezzi dell’energia, il piano del governo continua a prevederne un ruolo inevitabile e per un tempo indefinito, a fianco delle rinnovabili. Questa visione, secondo l’esperto, rischia di ritardare l’affrancamento dell’industria italiana dai maggiori costi energetici e dall’incertezza geostrategica insita nella dipendenza da fonti importate.
“Il Libro Bianco riconosce giustamente che il costo dell’energia è un fattore chiave della competitività”, continua Panzeri, “ma, nel perseguire un approccio di neutralità tecnologica, non individua le barriere che impediscono alle imprese di adottare le soluzioni più economiche ed efficienti, come l’elettrificazione del calore di processo, già applicabile in molti settori trainanti dell’economia italiana, dall’alimentare al tessile”.
Un settore da valorizzare
La strategia italiana mette il nucleare tra le tecnologie “verdi” chiave per il Paese, una soluzione di lungo periodo e dai costi elevati, non in grado di affrontare l’emergenza dei prezzi dell’energia che mettono in ginocchio l’economia di imprese e famiglie.
Inoltre, conclude Ecco, il piano italiano dimentica settori strategici del clean tech nazionale, come quello delle pompe di calore, che vede l’Italia primo paese in Europa per fatturato e numero di unità produttive, mai menzionato nelle 324 pagine del documento. “La tecnologia delle pompe di calore industriali è già matura per processi produttivi a bassa e media temperatura, e beneficerebbe da un ampliamento dei mercati favorito da politiche nazionali ed europee di elettrificazione industriale”, si legge nella nota.


