Reti fantasma. Ecco la tecnologia Ue per ripescarle dal mare
Il progetto Nettag+ unisce pescatori, scienziati, imprenditori e autorità locali contro questa micidiale forma di inquinamento. Esulta il Wwf.
Le cosiddette reti fantasma
sono una delle forme più letali di rifiuti marini e perderle in mare non è raro. Questo rappresenta un problema per i pescatori e una minaccia per il nostro mare. Le reti fantasma, infatti, sono reti da pesca che sono state perse, abbandonate o lasciate accidentalmente in acqua e che continuano a pescare in modo incontrollato. Sono chiamate “fantasma” proprio perché continuano a catturare pesci, crostacei e altri animali marini senza che nessuno le controlli.
Per contrastare questo fenomeno - molto diffuso nel Mediterraneo - si sta sviluppando il progetto #Nettag+, finanziato dall’Unione europea, che unisce tecnologie all’avanguardia e collaborazioni tra pescatori, scienziati, imprenditori e autorità locali. Speciali tag acustici vengono applicati alle reti e rilevati con il Gps: una volta identificate le reti perdute, si passa alle operazioni di recupero guidate dai pescatori. In questo modo si chiude il cerchio sui rifiuti marini e i pescatori stessi assumono un importante ruolo di tutori del mare.
Il sistema si sta sviluppando dalla Sicilia alla Croazia, dalla Spagna al Portogallo, da Malta al Regno Unito – spiega il Wwf – per arrivare a soluzioni pilota che possano essere applicate in futuro su più ampia scala.


