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Studio. Così l’idrogeno “maschera” le fughe di gas dalle reti

where Roma when Mer, 25/02/2026 who roberto

L’Enea e l’Università di Cassino hanno analizzato l’impatto del mix: all’aumentare della quota di idrogeno nei tubi diventa più complesso garantire la percezione dell’odore che fa scattare l’allarme. “Occorre aggiornare gli standard di misura”, avvertono gli esperti.

L’uso di idrogeno nelle reti enea500tubature-gas-idrogeno.jpgdel gas naturale può influenzare la misurazione degli odorizzanti, le sostanze chimiche che conferiscono al gas naturale (incolore e inodore) un odore intenso e caratteristico rendendo immediatamente percepibili eventuali fughe. L’Enea e l’Università di Cassino hanno studiato la miscela considerando tre diversi scenari: metano puro, miscela metano e idrogeno al 20% e idrogeno puro e analizzato gli odorizzanti Tht e Tbm. I dati mostrano una lieve sovrastima del Tht (+2,3%) nelle miscele gas-idrogeno al 20%, mentre nel caso dell’idrogeno puro la presenza dell’odorizzante Tbm risulta sottostimata (-3,4%).
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Sensors”.
 
Rischio falsi allarmi
“All’aumentare della quota di idrogeno, diventa più complesso garantire una percezione olfattiva costante, rendendo necessario aggiornare gli attuali standard di misura”, avverte la coautrice dello studio, Viviana Cigolotti, responsabile della divisione Enea Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione. “Una sovrastima nella misura delle concentrazioni di odorizzante potrebbe comportare rischi per la sicurezza legati alla mancata rilevazione di fughe di gas”, prosegue l’esperta, “al contrario, una sottostima potrebbe generare falsi allarmi e determinare un aumento dei costi del gestore per garantire il rispetto della soglia minima di concentrazione di odorizzante nel gas che arriva fino alle nostre abitazioni”.
 
Una campagna sperimentale
La campagna sperimentale si è articolata in due fasi: una prima di test su bombole con miscele di metano e idrogeno e una seconda di prove su gas naturale odorizzato prelevato da una rete cittadina e successivamente miscelato con idrogeno in una rete in scala; prova condotta nell’Hydrogen Innovation Lab di Pietro Fiorentini spa ad Arcugnano (Vicenza).
L’introduzione dell’idrogeno nelle reti di distribuzione del gas – attualmente consentita fino al 2% – costituisce una strategia promettente per ridurre le emissioni di carbonio nei settori che dipendono dal gas naturale, come la produzione di energia, l’industria pesante, il riscaldamento domestico e i trasporti. Questa soluzione permette inoltre di valorizzare le infrastrutture esistenti, senza richiedere modifiche significative alle tubazioni o alle apparecchiature, ma comporta sfide tecniche e operative.
 
Monteleone: “Soluzioni pratiche”
“Il nostro studio fornisce indicazioni pratiche per migliorare la sicurezza e ridurre i costi, ad esempio, ottimizzando i sistemi di iniezione dell’odorizzante, oppure impiegando nei misuratori materiali resistenti all’idrogeno, come l’acciaio inox”, sottolinea l’altra coautrice Enea dello studio, Giulia Monteleone, direttrice del dipartimento di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. “I risultati di questa ricerca”, conclude Monteleone, “potrebbero aiutare a definire i regolamenti per la miscelazione dell’idrogeno e offrire alle aziende di distribuzione indicazioni utili per aggiornare le procedure di dosaggio e di monitoraggio degli odorizzanti in vista dei futuri requisiti normativi”.
 
Foto: ufficio stampa Enea

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