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Un super team bonifica le ex miniere con piante e microorganismi

where Ingurtosu when Mer, 09/07/2025 who roberto

Nell’ex sito di Ingurtosu, in Sardegna, scatta il processo di rigenerazione naturale dei terreni guidato dall’Enea. Insieme all’Agenzia lavorano 26 partner tra università, enti di ricerca, istituzioni pubbliche e private. Ecco come funziona.

L’Enea ha messo a punto un ingurtosu-batteri.jpgprocesso di bonifica e rigenerazione naturale dei terreni basato su piante autoctone e microrganismi benefici. Le attività sono state condotte nell’ex sito minerario di Ingurtosu, in Sardegna, nell’ambito del progetto Pnrr Return che coinvolge, oltre all’Agenzia italiana, 26 partner tra università, enti di ricerca, istituzioni pubbliche e private.

Il recupero dei siti minerari – scrive l’Enea sul proprio sito – è una sfida significativa per ridurre gli impatti ambientali, sociali, economici e sanitari della filiera estrattiva attraverso azioni come la riduzione dell’utilizzo di tecnologie e metodologie ad alto impatto, lo sviluppo di tecnologie alternative e più sostenibili e l’implementazione della circolarità.

Il cuore del progetto è la “bioaugmentation”, ovvero l’introduzione nel suolo di undici ceppi batterici nativi, protagonisti invisibili, isolati direttamente dagli scarti minerari. Si tratta di microrganismi in grado non solo di sopravvivere in ambienti ad alta concentrazione di metalli pesanti ma anche di produrre sostanze che stimolano la crescita delle piante e migliorano la biodiversità microbica e la qualità del suolo, contribuendo alla stabilizzazione del terreno.
“I batteri non possono degradare i metalli pesanti, ma possono contribuire a immobilizzarli e favorire la rigenerazione del terreno”, spiega Chiara Alisi del laboratorio Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale. “Le piante, infatti, stentano a crescere in un suolo contaminato. Qui entrano in gioco i batteri, che producono sostanze nutritive permettendo alle piante di attecchire. I risultati ottenuti”, conclude l’esperta, “ci incoraggiano a sviluppare un modello sostenibile e replicabile, con benefici in termini di riduzione della concentrazione e della pericolosità dei metalli, aumento della vegetazione spontanea e miglioramento della salute del suolo”.
 
Nella foto, il mix di batteri per la bonifica (crediti: Enea).

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