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Dalla bolletta alla brace. Uno studio dice: attenzione ai contratti telefonici

where Roma when Gio, 18/12/2025 who roberto

Due terzi dei cambi di fornitore energetico decisi tramite telefono non portano alcuna riduzione dei costi per il consumatore. I contratti esaminati dallo studio Federconsumatori sono stati 1.243 con una prevalenza di casi nel Nord Italia. Male soprattutto i contratti telefonici. “Serve una stretta sul teleselling e interventi per un mercato più vantaggioso e trasparente”.

La scelta di cambiare fornitore call-center-flickr.jpg di energia e gas nella maggioranza dei casi non porta reali vantaggi agli utenti. A dirlo è una ricerca condotta da Federconsumatori e basata sull’analisi comparativa tra il contratto del vecchio fornitore e quello sottoscritto con il nuovo. E c’è una differenza di risultato secondo il tipo di stipula, fra contratti telefonici e contratti firmati di persona: non c’è alcun vantaggio economico per 2 contratti telefonici su 3, e non c’è alcun vantaggio economico per 1 contratto fisico su 3. Insomma, chi ci rimette è troppo spesso il cliente.
L’analisi è stata svolta sulla base di contratti siglati dagli utenti nell’ultimo anno, portati in visione agli sportelli dell’associazione su tutto il territorio nazionale.
I contratti esaminati sono stati 1.243 con una prevalenza di casi nel Nord Italia, dove, statisticamente, la propensione dei consumatori al cambio fornitore è maggiore. La comparazione ha preso in considerazione due parametri: la maggiore o minore convenienza economica e contrattuale del cambio.
Tra i contratti esaminati, quelli sottoscritti a distanza sono il 63,81%, mentre quelli sottoscritti allo sportello fisico o al punto vendita del venditore sono il 36,19%.
 
Diffidate dei telefonici
La prima rilevante evidenza che emerge dall’analisi dei dati è che dal punto di vista economico la vantaggiosità del nuovo contratto è fortemente condizionata dalla modalità di sottoscrizione.
I contratti sottoscritti per via telefonica, finalizzati su input dei venditori, si confermano particolarmente svantaggiosi per i consumatori: infatti, solo poco più di un terzo degli utenti spenderà meno grazie all’attivazione del nuovo contratto. La quota di coloro che avranno condizioni economiche peggiori rispetto al mercato di maggior tutela raggiunge addirittura il 41% dei casi.
Sommando i contratti svantaggiosi e quelli neutri (per cui non si giustifica, in termini economici, un cambio) si arriva alla percentuale del 60,17%. Si tratta di un esito paradossale, per quanto in larga parte da noi previsto, che smentisce in pieno i vantaggi del mercato libero tanto decantati dalle aziende.
 
Meglio agli sportelli
Migliore la situazione per i contratti sottoscritti agli sportelli fisici dei fornitori: in questo caso la percentuale di contratti economicamente più convenienti è del 67,18%, ma rimane oltre quota 30% il numero di coloro che hanno avuto un peggioramento delle condizioni di prezzo o hanno perso tempo in un inutile cambio (nel dettaglio il 22% ha riscontrato prezzi più alti, circa il 10% non ha avuto alcun vantaggio).
Analizzando gli stessi contratti con le medesime modalità ma focalizzando l’attenzione sulla la vantaggiosità o meno delle norme contrattuali (condizioni di vendita, clausole varie, termini e modalità di pagamento) emerge un dato sfavorevole per il consumatore in quanto si abbassa sensibilmente la percentuale di nuove condizioni migliorative, in particolare nei contratti siglati al telefono. Appare evidente che sulle parti contrattuali, in generale sottovalutate dal consumatore, poco comprensibili, e ancor meno nello spazio di una telefonata, le aziende hanno buon gioco ad agire indisturbate.
 
Le critiche
Da questi dati si possono trarre diverse considerazioni: una su tutte riguarda l’ennesima conferma delle pesanti, e a questo punto più che motivate, critiche che da anni le principali organizzazioni cone Federconsumatori muovono alle vendite telefoniche e porta a porta dei contratti di energia, che rappresentano per i consumatori un rischio troppo alto senza, nei fatti, portare alcun vantaggio.
“Alla luce di quanto emerso dal nostro studio, Federconsumatori chiede con forza a Governo, Parlamento, Arera, Agcom e Agcm di intervenire urgentemente sul teleselling, con una stretta immediata, al fine di determinare una nuova regolazione restrittiva, più equa e rispettosa dei diritti degli utenti. I dati che emergono dalla presente ricerca e la mole di contenzioso in materia non può che portare alla conclusione che i contratti conclusi telefonicamente, o porta a porta, non agevolano in alcun modo il consumatore, ma anzi creano spesso asimmetria informativa e un pregiudizio in termini economici”, afferma l’associazione.

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