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Ecco come il Gruppo Cap vuole convertire i depuratori in bioraffinerie urbane

where Milano when Gio, 12/02/2026 who roberto

Investimento da 3,6 milioni di euro per una nuova sezione dedicata ai rifiuti liquidi non pericolosi e ai rifiuti solidi alimentari confezionati: capacità fino a 107mila tonnellate l’anno e incremento della produzione di biogas. A Bareggio sarà installato un primo impianto dimostrativo che punta a recuperare fosforo da acque reflue e fanghi urbani.

Il Gruppo Cap vuole diventareimpiantodirozzano.jpg green utility: ha messo in atto una strategia che punta sulla gestione circolare dei rifiuti dai fanghi del depuratore  da trasformare in energia rinnovabile attraverso il biogas, e cerca anche di recuperare materie prime critiche, come il fosforo, dalle acque.
È notizia di oggi che Cap Evolution, parte del Gruppo Cap, ha sviluppato nell’impianto di depurazione di Rozzano una nuova piattaforma dedicata al trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi, e rafforza il percorso di trasformazione degli impianti di depurazione in bioraffinerie urbane. 
Per Michele Falcone, direttore generale di Gruppo Cap, “con questa nuova piattaforma rafforziamo il ruolo dell’impianto come bioraffineria urbana: integriamo gestione dei rifiuti e processi di depurazione, migliorando le performance ambientali e generando benefici duraturi per cittadini e comunità locali”.

Le funzionalità
L’intervento amplia le funzioni del sito, integrando trattamento delle acque, gestione dei rifiuti e produzione di energia rinnovabile. Il depuratore di Rozzano ha una capacità di trattamento pari a 122mila abitanti equivalenti, di cui 56mila riferiti alle acque reflue generate dall’agglomerato fognario e 66mila legati al carico derivante dai rifiuti conferiti all’impianto.
L’infrastruttura di depurazione delle acque reflue è composta da due linee acqua, con una capacità massima che raggiunge 40mila metri cubi di reflui al giorno, e una linea fanghi, dotata di digestione anaerobica e gasometro per lo stoccaggio del biogas prodotto.
La nuova sezione impiantistica, realizzata con un investimento di 3,6 milioni di euro, ha portato a realizzare una piattaforma di trattamento di rifiuti speciali. La nuova struttura è stata progettata per coniugare affidabilità industriale e attenzione ambientale, grazie a soluzioni impiantistiche moderne, sistemi di controllo e monitoraggio, affiancati da un laboratorio interno all’impianto per garantire elevati standard di sicurezza e tracciabilità.
L’impianto è capace di ricevere fino a 104mila tonnellate di rifiuti liquidi speciali non pericolosi e dispone di una capacità di stoccaggio complessiva di 440 metri cubi, distribuita in 11 serbatoi in acciaio inox. È inoltre presente una sezione di pretrattamento chimico-fisico finalizzata a migliorare l’efficienza complessiva del processo. 
La piattaforma integra anche una sezione dedicata alla gestione dei rifiuti solidi confezionati di origine alimentare: attraverso un processo di sconfezionamento e miscelazione con il fango biologico di depurazione, è possibile recuperarne e valorizzarne fino a 3mila tonnellate l’anno. L’apporto aggiuntivo di materia organica aumenta la produzione di biogas e quindi di elettricità, incrementa la produzione di energia destinata a coprire il fabbisogno dell’impianto e consolida il ruolo chiave del depuratore nella gestione circolare delle risorse e nell’offerta di servizi qualificati per l’ecosistema - ambientale e produttivo - locale.

Un modello
L’intervento potenzia il progetto di interconnessione tra lo stabilimento gestito da Cap Evolution e la centrale di teleriscaldamento di Atmos - società del gruppo Getec e gestore della rete del Comune di Rozzano - che prevede lo scambio sinergico di energia elettrica e termica tra le due infrastrutture. La collaborazione consente di massimizzare il rendimento complessivo delle strutture e di aumentare l’autosufficienza dei sistemi: l’energia termica fornita dalla rete stabilizza la temperatura dei digestori, migliora l’efficienza dei processi anaerobici, mentre il calore rinnovabile prodotto dal biogas alimenta la rete di teleriscaldamento comunale e riduce l’uso di fonti fossili.

Il fosforo
Ma Rozzano non è l’unica “miniera” di recupero.  Cap ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto Neofos, un programma di sperimentazione con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal ministero dell’Ambiente-Materie Prime Critiche e guidato dal Gruppo Cap, insieme a MM, Politecnico di Milano e Università di Bologna.
L’iniziativa partirà dall’impianto di Bareggio dove sarà installato un primo impianto dimostrativo che punta a recuperare fosforo da acque reflue e fanghi urbani per produrre fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali di particolare interesse per il settore dell’auto, come le batterie litio-ferro-fosfato. Il progetto capitalizza l’esperienza e il know-how acquisito negli anni nella gestione della biopiattaforma di Sesto San Giovanni.
Il progetto Neofos mira a sviluppare approcci circolari innovativi per recuperare il fosforo e per produrre materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate.
Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue. Questo processo sfrutta batteri specifici capaci di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, e riduce l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale.

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