torna alla home
Visitaci anche su:

Notiziario ambiente energia on-line dal 1999

​Il Piano nazionale energia e clima. I pareri di imprese e ambientalisti

where Roma when Lun, 14/01/2019 who redazione

Per i Verdi il piano “ignora gli accordi di Parigi”. Invece per Elettricità Futura (Confindustria) l’obiettivo sulle fonti rinnovabili elettriche è “ragionevolmente ambizioso”

Per i Verdi il piano energia-clima “ignora gli accordi di Parigi”, invece per Elettricità Futura (Confindustria) l’obiettivo sulle fonti rinnovabili elettriche è “ragionevolmente ambizioso, bene l’utilizzo di superfici agricole a oggi inutilizzate e gli interventi di revamping e repowering. Però è necessario rafforzare il ruolo di tutte le fonti e introdurre quanto prima il capacity market”. Ecco le prime osservazioni sulla proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima.

simone-mori-elettricita-futura.jpgConfindustria - Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 rappresentano una grande sfida, in cui il nostro settore è pronto a dare il proprio fondamentale contributo di capacità di investimento ed innovazione. Proprio per questo, commenta Simone Mori, presidente di Elettricità Futura, "la proposta di Piano Energia e Clima è un importante punto di partenza che consentirà al sistema delle imprese di costruire i propri piani di sviluppo in un quadro di riferimento di medio termine chiaro e ben definito".
Il target di fonti rinnovabili elettriche proposto dal Governo, che sostanzialmente conferma quello della Strategia energetica nazionale, è “ragionevolmente ambizioso. Nel raggiungimento di tale traguardo il fotovoltaico e l'eolico giocheranno un ruolo fondamentale. Il Piano prevede giustamente di utilizzare per il fotovoltaico in via prioritaria le superfici su aree edificate, ma prende atto del fatto che saranno necessarie anche superfici agricole ad oggi improduttive o inutilizzate”.

Importante, a giudizio della principale associazione del mondo elettrico italiano, anche la sottolineatura dell'importanza degli interventi di revamping e repowering, che consentiranno di incrementare la produzione green, minimizzando costi e uso del territorio. "Andrebbe rafforzato" invece il ruolo di altre fonti, quali l'idroelettrico, in particolare di piccola taglia, le bioenergie o la geotermia, nell'ottica di garantire la disponibilità di un mix energetico inclusivo ed equilibrato. Nel settore della mobilità, Elettricità Futura accoglie con grande favore la previsione al 2030 di un parco di veicoli elettrici pari a 6 milioni di unità, 1 milione in più rispetto a quanto prospettato dalla Sen.
"Per quanto riguarda gli strumenti di mercato", continua Mori, "condividiamo l'esigenza di confermare l'introduzione del capacity market, sia pure modificato con l'anticipazione dei limiti emissivi previsti dal market design Eu". Di grande importanza è anche lo sviluppo di un modello di mercato in grado di favorire la stipula di PPA di lungo termine.

"Elettricità Futura è ovviamente pronta a fornire il proprio contributo nella fase di consultazione", conclude il presidente Mori, "portando la voce della filiera del settore elettrico italiano, per sostenere il processo di transizione energetica e consentire così al nostro Paese di mantenere la posizione di leadership nell'ambito delle sfide ambientali e tecnologiche".
Il commento dei Verdi - “Il piano energia e clima inviato da Di Maio alla Commissione europea, in ritardo rispetto alla formale scadenza dell’8 gennaio, è peggio di quello che aveva fatto l'ex ministro Calenda con la Sen (Strategia energetica nazionale). Come sulle trivelle, siamo agli annunci burla. mentre si diminuiscono i target per le energie rinnovabili, si bluffa sui dati di riduzione dei consumi energetici e viene ridotto l'obiettivo di ridurre le emissioni gas serra per fermare l'innalzamento climatico a 2 gradi” previsto dagli accordi Onu sul clima della Conferenza di Parigi. Lo afferma Angelo Bonelli, esponente dei Verdi.

“Nel piano - aggiunge - si prevede un target sulle rinnovabili solamente al 30%, inferiore al limite europeo del 32%, e un minore sviluppo dell'energia solare rispetto alla Sen di Calenda, nonostante i proclami da campagna elettorale: 50 GW Di Maio, 55 GW Calenda. Sull'efficienza energetica si bluffa prevedendo una riduzione dei consumi di energia primaria del 43% a fronte del target Ue del 32,5%, ma nel piano il raffronto è fatto furbescamente con lo scenario Primes 2007 (e non come dovrebbe essere con lo scenario del 2016), perché in realtà la riduzione sarebbe solo del 7%. Nei trasporti c'è la totale approssimazione, il piano prevede una diffusione complessiva di quasi 6 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica di cui circa 1,6 milioni elettrici puri, ma questi numeri sono solo un'indicazione astratta non supportata da politiche e coperture economiche per realizzarle. Nell'ultima legge di Bilancio è stata approvata una norma sperimentale che prevede il finanziamento di auto elettriche ibride che, dato lo stanziamento, consentirà l'immatricolazione di sole 10mila auto l'anno: impossibile, così, raggiungere gli obbiettivi delineati da Di Maio”.

Secondo Bonelli, “l'elemento più grave di questo piano è che nel complesso, rispetto al 1990, anno scelto come punto di riferimento per calcolare le emissioni di CO2, con gli scenari delineati dal governo si arriva ad una riduzione complessiva delle emissioni nazionali di gas serra del 37%, valore inferiore di quello medio fissato a livello europeo al 40%, che non rispetta gli accordi sul clima di Parigi di contenimento dell'innalzamento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi”.

immagini
Energia, clima, piano nazionale, pniec, rinnovabili, emissioni, Mori