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Rumors. La raffineria Isab di Priolo è nel mirino di un fondo d’investimento americano

where Milano when Lun, 26/09/2022 who roberto

Sarebbe la Crossbridge Energy Partner, società facente capo a Postlane Capital Partner, che avrebbe già visitato l'impianto

Un fondo d'investimento statunitenseisab-priolo.jpg è interessato all'acquisto della raffineria Isab Lukoil di Priolo (Siracusa), in gravi difficoltà a causa delle sanzioni contro la Russia e l'embargo sul petrolio. Lo rivela il Financial Times online, secondo il quale rappresentanti della Crossbridge Energy Partner, società facente capo a Postlane Capital Partner, avrebbero già trascorso dodici giorni nell'impianto per condurre una due diligence. In effetti, le voci di una vendita possibile degli impianti di raffinazione sono ricorrenti da anni. In questo caso, nella colossale raffineria siciliana sarebbe in corso da settimane la due diligence. Una compagnia estera interessata all’acquisto avrebbe già fatto visita agli impianti.

La storia
La raffineria si chiama Isab (Industria siciliana asfalti e bitumi) e venne costruita negli anni ’70 dalla Erg, la società energetica genovese che si è convertita alle sole fonti rinnovabili, abbandonando ogni attività nel segmento dei combustibili fossili. Una ventina d’anni fa l’Isab raddoppiò, acquistando la raffineria adiacente dell’Agip. Gli impianti erano stati progettati per poter lavorare asfalti, greggi densi, bitumi, petroli pesanti tipici anche dei giacimenti della russa Lukoil. L’oligarca Vagit Alekperov avviò l’acquisizione del 49% della società nel 2008 e la Lukoil completò il 100% dell’acquisto dalla Erg nel 2014.
 
I primi problemi in arrivo
Nei giorni scorsi l’azienda ha presentato ai sindacati la situazione, che mostra molti elementi di incertezza. Le conseguenze dell’embargo europeo contro il petrolio russo si faranno sentire dai primi giorni di novembre; con ogni probabilità l’ultimo carico di una petroliera piena di greggio russo potrà essere acquistato attorno al 10 novembre, e la nave potrebbe approdare alla banchina siracusana ai primi di dicembre. Poi, il flusso di greggio russo si fermerà. Fino a poco tempo fa arrivava dalle forniture russe fra il 30 e il 50% dei greggi trattati dalla raffineria, e il resto veniva da altre provenienze internazionali, ma da quando la Russia ha invaso l’Ucraina sembrano essersi svaporate le banche disposte a emettere lettere di credito per l’acquisto di carichi per gli impianti siracusani. Da allora la raffineria importa dall’unico Paese petrolifero cui oggi ha ancora accesso: proprio la Russia sotto sanzione. Il timore dei sindacati siciliani è che, dopo l’ultima nave dalla Russia, gli impianti potrebbero non avere più petrolio da raffinare.
 
Lo stabilimento
Nel 2021 la raffineria Lukoil Isab ha sviluppato un giro d’affari di 3,6 miliardi di euro ma, complice la rivalutazione del prezzo del petrolio, il fatturato è volato a 5,6 miliardi nei soli primi sei mesi del 2022. Nello stabilimento lavorano circa mille dipendenti diretti; contando l’indotto, nella raffineria sono impegnate tra le 2.500 e le 3.500 persone, a seconda dei periodi e del perimetro d’attività che viene considerato. Quanto poi ai vertici della società, Alekperov è in posizione critica nei confronti del Cremlino e pochi giorni fa il presidente della società, Ravil Maganov, è morto a Mosca, cadendo - evento terribile velato dal dubbio - da una finestra d’ospedale.

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isab