torna alla home
Visitaci anche su:

Notiziario ambiente energia on-line dal 1999

Specie aliene: il caso dell’invasione dei calabroni dalle zampe gialle in Europa

where Pisa when Gio, 04/05/2023 who roberto

Lo studio del genoma come strumento importante per capire i motivi del successo ecologico di questi insetti e identificare le possibili strategie per contenerli. L’Università di Pisa e di Firenze partner della ricerca pubblicata su Scientific Reports

Un team internazionale ha velutina-agguato22552981401ocreditsantoniofelicioli.jpgper la prima volta sequenziato e paragonato il genoma di alcune specie di calabroni per capire i motivi del successo ecologico di questi insetti che si stanno diffondendo, con effetti nocivi, anche in Europa e identificare le possibili strategie per contenerli. La ricerca pubblicata su Scientific Reports è stata realizzata dall’Università di Pisa nell’ambito di un ampio partenariato che comprende l’University College London e l’Università di Firenze.
 
Cosa emerge
Lo studio ha riguardato Vespa crabro, una specie nativa dell’Europa, ed il calabrone dalle zampe gialle, Vespa velutina, specie nativa del Sud Est Asiatico che negli ultimi venti anni si è diffusa in gran parte dell'Europa occidentale, minacciando l’apicoltura e gli impollinatori selvatici. Il genoma di queste due specie è stato quindi sequenziato e paragonato a quello di Vespa mandarinia, una specie anch’essa nativa dell’Asia, arrivata recentemente negli Stati Uniti, dove potrebbe rappresentare un rischio per la biodiversità locale.
 
Le parole dei ricercatori
“In quanto predatori, i calabroni sono dei ‘disinfestanti naturali’ nei loro ecosistemi nativi, aiutando a regolare varie popolazioni di insetti che possono essere localmente nocivi, come ad esempio i bruchi di alcune farfalle e falene - spiega Alessandro Cini, ricercatore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa – e tuttavia come specie invasive hanno talvolta effetti economici, ecologici e sociali molto negativi negli habitat che colonizzano”.
Capire perché i calabroni sono invasori così efficaci è dunque fondamentale per gestire le invasioni future e ridurre al minimo l'impatto sulla biodiversità nativa. Da questo punto di vista, la conoscenza dettagliata delle caratteristiche genetiche e genomiche delle diverse specie è basilare.
“Il nostro studio suggerisce per esempio che i calabroni possano avere numerosi geni coinvolti nella rilevazione dei segnali chimici dell’ambiente - dice Cini – e questo potrebbe renderli particolarmente bravi a cacciare nuove prede in ambienti non nativi, dove spesso arrivano trasportati accidentalmente dall’uomo. Bastano infatti solo alcune regine, magari nascoste in qualche carico di merci, per dare il via ad una nuova invasione. Ovviamente, questi dati genetici andranno integrati con analisi etologiche ed ecologiche sul campo”.
“Il calabrone dalle zampe gialle continua la sua avanzata sul territorio italiano - aggiunge Federico Cappa, ricercatore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze – la specie è presente con un numero sempre crescente di colonie in Liguria e Toscana, oltre a segnalazioni puntiformi in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Data la sua rapida espansione, risulta fondamentale la messa a punto di efficaci strategie di monitoraggio e gestione sostenibile per salvaguardare il settore apistico italiano e gli impollinatori nativi”.
 
Gli atenei coinvolti
Insieme all’Università di Pisa la ricerca pubblicata su Scientific Reports ha coinvolto l’University College London, il Centre for Genomic Regulation (Spagna), l’Università di Firenze, University of Haifa (Israele), Université de Bordeaux (Francia), Manaaki Whenua (New Zealand), University of Natural Resources and Life Sciences (Austria), Wellcome Sanger Institute (Gran Bretagna), Universitat Pompeu Fabra (Spagna).

immagini
velutina