Ppwr. Otto Paesi (tra cui l’Italia) chiedono chiarezza sulle regole
A presentare il documento sono Italia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.Lo hanno fatto al Consiglio Ambiente
Una tabella di marcia chiara
per la pubblicazione degli atti delegati del regolamento, spiegazioni più dettagliate e operative sugli obblighi e un dialogo strutturato con gli Stati membri per un'applicazione delle norme in tutta l'Ue. Sono queste le richieste contenute in un documento di otto Paesi (Repubblica Ceca, Bulgaria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia ma anche l’Italia) in vista dell’entrata in vigore del regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr), previsto per il 12 agosto. Lo hanno detto in sede del Consiglio Ambiente in cui chiedono alla Commissione europea “maggior chiarezza” sulle misure che dovranno essere implementate per le imprese a partire da agosto. Gli otto avvertono l’esecutivo Ue che “non è realistico aspettarsi che l’industria intraprenda investimenti sostanziali senza un approccio chiaro, stabile e con obblighi prevedibili”.
Le criticità
Il documento – leggiamo su eunews - fa riferimento alla normativa europea entrata in vigore l’11 febbraio 2025, un regolamento che introduce una nuova serie di obblighi che coprono l’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla progettazione alla gestione dei rifiuti. Sulla carta, le misure che entreranno in vigore puntano a ridurre significativamente entro il 2030 le emissioni di gas serra e il consumo idrico, limitando al contempo gli impatti negativi degli imballaggi sull’ambiente e sulla salute umana. Secondo i paesi firmatari, tuttavia il regolamento degli imballaggi è “troppo stringente per le piccole e medie imprese” e “diversi requisiti essenziali rimangono non sufficientemente definiti“, senza contare la “considerevole entità dei costi associati” che graverà sulle imprese dell’Unione europea. Si prospetta un impatto complessivo che ammonta a “miliardi di euro in tutta l’Ue e che avrà conseguenze limitate o addirittura negative sull’economia circolare”. Le stime riportate dagli otto Stati sarebbero basate sulla valutazione d’impatto della Commissione europea, che indica un potenziale aumento di circa 160 euro per famiglia, cifre pesanti che rischiano di imporre un onere sostanziale all’industria e ai cittadini europei, indebolendo la competitività e colpendo in modo sproporzionato le pmi.
Pfas ed epr
Tra le aree più critiche vengono indicate la frammentazione dei requisiti sull'etichettatura degli imballaggi e la mancanza di chiarezza sulle norme relative ai test per gli pfas. "Senza chiarimenti, esiste un rischio concreto che gli operatori economici e le autorità competenti non siano in grado di applicare i nuovi obblighi in modo coerente e applicabile".
Viene anche chiesto di evitare che il Ppwr limiti la possibilità per gli Stati membri di mantenere obblighi di rendicontazione nell’ambito dei regimi di responsabilità estesa del produttore (epr), dove tali obblighi siano necessari per assicurare un’efficace vigilanza del mercato, una concorrenza leale e il corretto funzionamento dei sistemi nazionali, nonché per prevenire il free-riding da parte di Paesi terzi.
Le richieste
Gli otto Paesi chiedono dunque alla Commissione di fornire urgentemente un calendario chiaro e consolidato per la preparazione e l’adozione di tutti atti delegati e di esecuzione pertinenti ai sensi della Ppwr; dare priorità e accelerare la preparazione e l’adozione di misure essenziali per il diritto certezza, applicazione e pianificazione degli investimenti, anche mediante aggiornamento urgente e sviluppare il documento orientativo esistente e le domande frequenti fornire spiegazioni più chiare, dettagliate e soprattutto operative sugli obblighi principali, in particolare laddove mancano metodologie armonizzate, garantendone al tempo stesso la regolarità aggiornamento e allineamento e coinvolgimento tempestivo, trasparente e significativo dei Membri Stati e operatori del mercato nella loro preparazione; avviare senza indugio un dialogo strutturato con gli Stati membri, in particolare con autorità nazionali di vigilanza del mercato, per stabilire un sistema comune e prevedibile approccio alla conformità e all’applicazione in tutta l’Unione.
Garantire un tempestivo chiarimento della normativa secondaria, unitamente ad una normativa comune e coerente approccio all’attuazione e all’applicazione, è un prerequisito – conclude il documento - per consentire un sistema giuridicamente valido e applicazione tecnicamente fattibile e armonizzata della Ppwr. Senza questo, c’è il rischio di costi inutili, frammentazione normativa e gravi disagi al funzionamento del sistema interno mercato, il che finirebbe per compromettere l’effettiva realizzazione degli obiettivi del regolamento obiettivi ambientali.




