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La relazione di Arera. Ecco tutti i numeri di acqua e rifiuti

where Roma when Gio, 09/07/2026 who roberto

Crescono gli investimenti dove il peso maggiore è destinato alla riduzione delle perdite idriche; aumentate le tariffe dell’acqua in media del 6,3%. Aumenta anche la produzione di rifiuti e della raccolta differenziata.

Crescono gli investimenti nel settorerelazione-arera-26.jpg idrico, specie per le perdite di rete e anche la produzione di rifiuti.  Lo rivela la relazione annuale 2025 di Arera, il documento presentato per la prima volta dal presidente Nicola Dell’Acqua, che oltre a dedicare un ampio capitolo alla voce energia di cui e-gazette ha già scritto, ha affrontato anche i temi dell’acqua e dei rifiuti.
 
Acqua, investimenti
Apriamo con il capitolo acqua: con riferimento al campione, composto da 170 gestioni che servono complessivamente quasi 54 milioni di abitanti, la variazione media (rispetto all’anno precedente) dei corrispettivi applicati all’u­tenza nel 2025 risulta pari a +6,3% con una certa eterogeneità a livello geografico: +5,03% nell’area Sud e Isole, +5,60% nel Centro, +7,57% nel Nord-Est e +7,19% nel Nord-Ovest.
Gli investimenti programmati per il periodo 2024-2029 risultano, in termini pro capite, pari a 541 euro/abitante a livello nazionale (corrispondenti a una spesa annuale per investi­menti di 90 euro/abitante/anno, in aumento rispetto al valore annuale di 69 euro/abitante/anno che ha caratterizzato il terzo periodo regolatorio 2020-2023); il valore più elevato si riscontra nell’area del Centro, con 802 euro/abitante per il quarto periodo regolatorio 2024-2029.  In termini assoluti, la spesa per investimenti relativa al menzionato campione di 170 operatori che servono poco meno di 54 milioni di abitanti ammonta complessivamente (considerando anche la disponibilità di fondi pubblici) a 29,6 miliardi di euro per i sei anni del quarto periodo regolatorio, passando da 4,7 miliardi di euro nel 2024, a 6,1 miliardi di euro nel 2025, per poi registrare una flessione per le annualità successive attestandosi a 5,3 miliardi di euro nel 2026, a 4,8 miliardi di euro nel 2027, a 4,6 miliardi di euro nel 2028 e a 4,1 miliardi di euro nel 2029.
La citata flessione è conseguente a una progressiva contrazione dei finanziamenti pubblici disponibili al momento della redazione delle predisposizioni tariffarie (avvenute nel 2024), nonché alla presenza di avvicendamenti gestionali di imminente avvio o che risultano ancora in corso per il protrarsi delle relative procedure. Tali evidenze denotano l’urgenza di perseguire iter rapidi per la selezione di affidatari dotati di adeguate capacità tecniche e gestionali. I citati dati di investimento, a partire dal 2026, saranno comunque oggetto di aggiornamento a cadenza biennale, anche tenuto conto di una rinnovata disponibilità di risorse pubbliche destinata al settore idrico (il riferimento, in particolare, è allo “Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico”, SFNIISSI, introdotto in sede di ultima revisione al Pnrr).
Le verifiche compiute hanno confermato una diffusa capacità di realizzazione degli investimenti programmati (pur con una certa variabilità fra le gestioni del panel). Il tasso di realizzazione è risultato pari al 95% nel 2022 e al 86% nel 2023, con valori più contenuti per i gestori operanti nell’area Sud e Isole (il cui tasso di realizzazione, per il 2023, si è attestato al 60%), per i quali sembrano permanere talune criticità in ordine all’esecuzione degli interventi.
 
Acqua, spesa e perdite di rete
Nel 2025, la spesa media sostenuta da una famiglia di 3 persone, con consumo annuo pari a 150 m3, risulta a livello nazionale pari a 388 euro/anno (2,59 euro per metro cubo consumato). Il dato vede un valore più contenuto nel Nord-Ovest (299 euro/anno) e più elevato nel Centro (479 euro/anno) men­tre Sud e Isole e Nord - Est più vicini alla media nazionale (rispettivamente: 393 euro/anno e 386 euro/ anno). Guardando le voci che compongono la bolletta degli utenti domestici, sempre con consumi pari a 150 m3/anno, risulta che il 38,3% circa della spesa è imputabile al servizio di acquedotto, per il quale si spendono a livello nazionale 148,5 euro/anno, il 12,1% è invece attribuibile al servizio di fognatu­ra (46,8 euro/anno) e il 29,9% a quello di depurazione (115,9 euro/anno). Infine, la quota fissa pesa per il 10,7% (41,6 euro/anno) e le imposte per il 9,1% (35,3 euro/anno). Come già rilevato nella precedente versione della Relazione Annuale, rispetto ai dati raccolti con riferimento all’anno di base (2016), dai dati espressi per il 2024 emerge un avanzamento nel processo di miglioramento complessivo per gli indicatori di qualità tecnica individuati dall’Autorità e una lieve ma stabile crescita del numero di gestori per i quali viene svolta periodicamente dagli Enti di governo dell’ambito la ricognizione dei dati infrastrutturali e di qualità, anche con riferimento alle gestioni localizzate nell’area geografica del Sud e delle Isole. Tuttavia, le perdite idriche si attestano ancora su livelli molto alti con un dato nazionale del 42,5% con punte fino al 50,6% nel Sud e Isole e valori più contenuti nel Nord-Ovest (34,4%).
L’analisi del fabbisogno di investimenti per il periodo 2024-2029 a livello nazionale conferma, anche per il quarto periodo regolatorio, il peso maggiore degli investimenti destinati alla riduzione delle perdite idriche (che con il 26,8% continuano a guidare le priorità nella pianificazione del set­tore sin dalle prime rilevazioni effettuate dall’Autorità nel 2019), seguiti dagli investimenti per la riduzione delle interruzioni (in costante crescita al 16%), da quelli per il miglioramento della qualità dell’acqua de­purata al 14%, e da quelli per l’adeguamento del sistema fognario al 12,5%. Infine, gli investimenti destinati al miglioramento del macro-indicatore M0 (l’indice di qualità tecnica che misura la resilienza, la capacità del sistema idrico di far fronte a diverse condizioni, inclusi cambiamenti climatici e picchi di domanda) rappresentano un fabbisogno dei gestori pari a circa 1,55 miliardi di euro, equivalenti al 5,22% del totale.
La quota di investimenti in infrastrutture del servizio idrico integrato non riconducibili direttamente a specifici obiettivi di qualità tecnica fissati dall’Autorità scende sotto l’11%. In termini generali di servizio, il quadro nazionale resta orientato prevalentemente sugli investimenti pianificati nelle infrastrutture ac­quedottistiche (circa il 52%), rispetto a quelli previsti nelle reti fognarie e negli impianti di depurazione (nel complesso il 40%), con una forbice che si annulla sostanzialmente nel Nord-Ovest (dove il fabbiso­gno nelle fasi di fognatura e depurazione quasi si equivale a quello di acquedotto), e si riallarga nelle altre aree fino a raggiungere la sua massima apertura nel Centro Italia dove gli investimenti nelle infrastrutture di acquedotto si attestano ben al di sopra della media nazionale (63,82%).
 
Produzione rifiuti
Ad aprile 2026 risultano iscritti all’anagrafe operatori dell’Autorità 8.152 soggetti (erano 8.386 nel 2025), a conferma di un processo di organizzazione territoriale del servizio ancora incompleto. I soggetti iscritti come Enti territorialmente competenti permangono in numero elevato (pari a 2.698), sebbene in calo del 19% rispetto all’anno precedente.
Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani è stata pari a circa 30 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto al dato 2023. Si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata, che aumenta più di un punto percentuale rispetto al 2023, passando dal 66,6% al 67,7% (in termi­ni quantitativi oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti differenziati). A livello territoriale, le regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest mantengono alti livelli di raccolta differenziata, pari rispettivamente al 77,8% (+1%) e al 71,3% (+0,7%), mentre il Centro si attesta al 63,2% (+0,9%), il Sud al 59,9% (+1,7%) e le Isole al 60,8% con un lieve incremento rispetto allo scorso anno (+0,3%).
 
Tariffe rifiuti
Per quanto riguarda le predisposizioni tariffarie relative all’aggiornamento biennale 2024-2025, si re­gistra un positivo incremento del numero di soggetti adempienti alla regolazione tariffaria: rispetto alle 5.332 proposte tariffarie rilevate nel 2024, risultano trasmesse 5.699 – di cui 5.672 comunali e 27 pluricomunali – relative a 6.125 Comuni (il 78% dei Comuni italiani), per un totale di quasi 51 milioni di abitanti serviti pari all’86% della popolazione nazionale.
Dall’analisi dei piani economico-finanziari a disposizione dell’Autorità, con particolare riferimento all’an­nualità 2024, si osserva un limite di crescita medio delle tariffe determinato dagli ETC pari al 5,3%, men­tre la variazione effettiva delle entrate tariffarie risulta più contenuta e pari al 3,3%, entrambi i valori risultano in riduzione rispetto a quelli registrati nel 2024 (rispettivamente 6,3% e 5,4%). Gli aumenti registrati derivano dalla forte spinta inflazionistica verificatasi nel corso del 2022 e proseguita nel 2023, che in termini tariffari ha esplicato i propri effetti nel biennio 2024-2025, in base alle disposizioni contenute nel MTR-2 per il riconoscimento dei costi ai fini della determinazione delle entrate tariffarie.
La spesa media annua TARI stimata per un’utenza domestica tipo (composta da tre componenti il nucleo famigliare in un’abitazione di superficie 100 mq), risulta pari, nel 2023, a 311 euro a livello na­zionale, evidenziando significative differenze tra le varie aree geografiche.

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