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Ecco cosa prevede la direttiva Case Green approvata dal Parlamento Ue

where Bruxelles when Ven, 15/03/2024 who roberto

Per gli edifici di nuova costruzione emissioni zero già dal 2030, stop alle caldaie a gas entro il 2040. Pichetto: testo migliorato senza il vincolo in classe D. Ora il passaggio in Consiglio

L’edilizia sarà più efficiente dal epbd.jpgpunto di vista energetico al 2050, per quelli di nuova realizzazione si parla di emissioni zero al 2030, verranno poi eliminati gradualmente i sistemi di riscaldamento alimentati da fonti fossili. È in estrema sintesi quanto prevede la cosiddetta direttiva Case Green (Energy performance of building directive, nota con l’acronimo Epbd) approvata definitivamente dal Parlamento europeo con 370 voti favorevoli, 199 voti contrari e 46 astensioni. Dopo un anno di trattative, la Plenaria di Strasburgo ha firmato il testo definitivo che ora dovrà essere approvato formalmente dal Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i governi dei 27 stati membri, prima di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.
 
La questione dei vecchi immobili
Il nuovo testo punta a ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel settore edilizio entro il 2030 e pervenire alla neutralità climatica entro il 2050. La misura più impattante richiesta dalla direttiva, e che inciderà fortemente sul nostro Paese, è quella di ristrutturare il maggior numero di edifici con le prestazioni peggiori: per gli edifici residenziali, i paesi membri dovranno garantire una riduzione dell’uso di energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035. In base alla direttiva, gli stati membri dovranno inoltre ristrutturare il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica. Sono esclusi gli edifici agricoli e gli edifici storici, e i paesi Ue potranno decidere di escludere anche gli edifici protetti per il particolare valore architettonico o storico, gli edifici temporanei e i luoghi di culto. Se tecnicamente ed economicamente fattibile, i paesi membri dovranno garantire l'installazione progressiva di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, in funzione delle loro dimensioni, e in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.
 
Stop alle caldaie a gas
Gli stati membri dovranno pianificare come intendono predisporre misure vincolanti per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento eliminando, gradualmente, i combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffreddamento entro il 2040. A partire dal 2025, sarà vietata la concessione di sovvenzioni alle caldaie autonome a combustibili fossili. Saranno ancora possibili incentivi finanziari per i sistemi di riscaldamento che usano una quantità significativa di energia rinnovabile, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore.
 
Pichetto: fatti passi in avanti
Il testo approvato è stato fortemente modificato rispetto alle proposte iniziali della Commissione europea e alla posizione del Parlamento europeo. "Rispetto a come si era messa nella prima proposta dell'Unione europea, devo dire che molti passi avanti sono stati fatti – ha detto il ministro dell’Ambiente Pichetto.  È stato tolto il vincolo al 2030 in classe D, sono stati dati tempi più lunghi, si è passati dal vincolo individuale al vincolo di Stato. Certamente alcuni step di vincolo al 2030 e al 2040 sono di difficile raggiungimento per il nostro paese, per le caratteristiche immobiliari del nostro paese, con immobili datati e diffusi sul territorio, e per la proprietà diffusa. L'intervento va valutato con molta cautela".
Più tranchant il giudizio di Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, “rimane un testo dagli obiettivi finali ben difficilmente realizzabili (emissioni zero nel 2050), che la nuova legislatura europea farebbe bene a ripensare”. Della stessa idea anche l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri, componente della commissione Industria ed Energia del Parlamento europeo e unica relatrice ombra italiana della direttiva. “Restano obiettivi incompatibili con la realtà del patrimonio edilizio italiano e con la totale mancanza di sostegno finanziario a copertura degli interventi di ristrutturazione previsti. Per questo abbiamo espresso voto contrario in aula e ci impegniamo fin d’ora a continuare la nostra battaglia per arrivare a una revisione nel 2028”.

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epbd