torna alla home
Visitaci anche su:

Notiziario ambiente energia on-line dal 1999

Quelli del carbone. “Il nostro impatto è inferiore a quello dello shale gas”

where Genova when Lun, 22/06/2015 who michele

Secondo Assocarboni, con l'estensione delle Best Available Technologies alle centrali esistenti si eliminerebbero 1,5 miliardi di tonnellate di CO2

Assocarboni ha presentato un documento secondo il quale, in base ad alcuni studi, l’adozione delle migliori tecnologie permetterebbe alle centrali elettriche a carbone di dare un forte contributo a ridurre le emissioni. Inoltre, la CO2 prodotta nel ciclo di vita dell’uso del carbone, secondo gli standard carbon footprint, è inferiore a quella del metano, se si considera lo shale gas. Ecco il documento di Assocarboni.andreaclavarino.jpg

I cambiamenti climatici sono ormai riconosciuti come una delle principali tematiche globali da affrontare nel presente e nel prossimo futuro. Tuttavia, c'è un'altra importante sfida ad essa legata: l'eradicazione della povertà, un presupposto inevitabile per uno sviluppo sostenibile che possa integrare le dimensioni etica, sociale ed economica. Uno degli elementi costitutivi della povertà di molti paesi è la povertà energetica, definita come la mancanza di accesso a forme adeguate e affidabili di energia a prezzi sostenibili per soddisfare i bisogni primari degli individui, come mangiare, riscaldare gli ambienti, curarsi e spostarsi. Questa situazione riguarda oggi circa 2 miliardi di persone nel mondo, numero che si prevede in crescita a 3 miliardi entro il 2030, costituito prevalentemente da comunità dell'Africa Sub-Sahariana, India, Sud Est Asia.

La riduzione della povertà energetica nei Paesi in via di sviluppo è una condizione necessaria per promuoverne lo sviluppo economico e la dignità sociale. Ad oggi, 1,3 miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso all'elettricità e 2,7 miliardi di persone utilizzano la biomassa tradizionale come fonte principale di energia e si rende assolutamente necessario uno spostamento verso il consumo di combustibili più efficienti.
La Cina fornisce un esempio eccellente di strategia di elettrificazione basata sul carbone: negli ultimi trent'anni, il 99% della popolazione ha avuto accesso alla rete elettrica, la produzione di acciaio è aumentata 18 volte e quella di cemento quasi 14 volte. Dal 1980, il consumo di carbone in Cina ha registrato un aumento del 400%, permettendo a 660 milioni di persone di abbandonare situazioni di povertà.

Come ha previsto l'International Energy Agency, il carbone continuerà per decenni a fornire una percentuale importante dell'energia primaria e l'aumento principale dei consumi riguarderà in particolare i paesi non-OCSE: è soprattutto in queste aree che aumenterà il bisogno di energia ed elettricità e l'impiego delle moderne tecnologie di combustione del carbone è la migliore risposta per andare incontro a tali inderogabili esigenze, nel rispetto anche dell'ambiente e della salute di quella larga parte di popolazione mondiale.
A livello mondiale, circa la metà dell'aumento dei consumi di energia nell'ultima decade è stata soddisfatta dal carbone: negli ultimi cento anni, l'ammontare di energia prodotta da questa fonte è stata pari all'energia prodotta da nucleare, rinnovabili, olio combustibile e gas sommati insieme.
Inoltre, più studi di autorevoli centri di ricerca hanno dimostrato come, considerando l'intero ciclo di vita dei combustibili fossili, la differenza tra le emissioni di GHG (CO2eq) derivate dall'uso del gas naturale rispetto al carbone, si riduce drasticamente e tende ad annullarsi. Non conteggiare le emissioni nella fase di "pre-combustione" (vale a dire quando si estraggono i combustibili dai giacimenti che vengono liberati in atmosfera con le tecniche di "venting" e "flaring"), o le "methane fugitive emissions", è un errore concettuale e di valutazione, qualora sia ritenuto corretto e necessario comparare due combustibili dal punto di vista delle rispettive emissioni di GHG in atmosfera.

Recenti approfondimenti ed in particolare lo studio elaborato dal Prof. Robert W. Howarth della "The Cornell University - Itaca-NY/USA" dal titolo: "Methane and GHG footprint of natural gas from shale formation", pubblicato nel 2011 e confermato da un ulteriore approfondimento nel 2014, si fa una particolare valutazione delle emissioni conseguenti all'estrazione dello shale-gas e da quanto si evince, "l'impronta" ecologica dello shale-gas è maggiore di quella del gas o del petrolio convenzionale su qualsiasi orizzonte temporale: 20 o 100 anni. Quando lo si compari col carbone, "l'impronta" dello shale-gas risulta maggiore in una percentuale che va dal 20% a più del doppio nell'arco temporale dei 20 anni ed invece analoga se si considera un periodo di 100 anni.

In un articolo in prima pagina del Financial Times, è stato evidenziato come il boom dello shale gas in North Dakota, che provoca perdite in atmosfera di gas metano equivalenti al consumo elettrico annuo delle città di Chicago e Washington, stia sollevando preoccupazioni ambientali negli Stati Uniti, sia per l'impatto sulle comunità locali sia per l'inquinamento globale che ne consegue.
L'utilizzo delle tecniche di gas "flaring", vale a dire la costante combustione in fiaccola del metano associato al petrolio, che avviene durante la fase di estrazione dai giacimenti, risulta essere triplicato negli ultimi 5 anni. Secondo le stime della World Bank, gli Stati Uniti risultano al quinto posto della classifica dei paesi interessati da tale pratica dopo Russia, Nigeria, Iran e Iraq.
A questo si aggiungono le tecniche di diretto "venting" in atmosfera della CO2 naturalmente presente nei giacimenti insieme ai vari gas (metano, butano, propano, ecc.), che viene separata in fase di estrazione del metano dai giacimenti, per evitare di mettere in pipeline un enorme quantitativo di un gas non desiderato a destino.

L'EPPSA, l'Associazione europea dei costruttori di centrali termoelettriche, ha stimato che se le BAT (Best Available Technologies) fossero estese alle oltre 3.000 centrali a carbone poco efficienti in funzione nei paesi in via di sviluppo, si eliminerebbero 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 annue, pari a ben due volte e mezzo i 600 milioni di tonnellate che oggi vengono evitate grazie alle fonti rinnovabili, idroelettrica esclusa, ad un costo complessivo per sussidi stimato in $ 120 miliardi.
Per togliere dalla povertà centinaia di milioni di persone occorre perciò utilizzare più carbone con le migliori tecnologie di combustione e più rinnovabili così come oggi fatto dai paesi più avanzati e non, ad esempio USA, Giappone, Cina, India, Turchia, Marocco, Germania e UK.

immagini
Presidente Assocarboni
leggi anche: