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Analisi. L’Europa rischia di sostituire una dipendenza energetica con un’altra

where Milano when Mer, 13/05/2026 who roberto

Il vecchio continente sviluppa infrastrutture di accumulo a un ritmo senza precedenti. Ma queste dipendono da catene di approvvigionamento che transitano principalmente attraverso la Cina. Ecco che cosa può succedere e che cosa devono fare subito i produttori europei.
di Dario Bertagna*

Mentre le economie rafforzanodariobertagnaco-headdicapitaldynamicscleanenergy_0.jpg la sicurezza energetica, allontanandosi dalla dipendenza dai combustibili fossili e dai mercati globali dell’energia, l’Europa sta sviluppando infrastrutture di accumulo energetico a un ritmo senza precedenti. Tuttavia questo tipo di infrastruttura dipende da catene di approvvigionamento che transitano principalmente attraverso la Cina. Senza un rapido intervento da parte dei governi occidentali, il rischio è sostituire una dipendenza energetica con un’altra.

 
Vulnerabilità nello stoccaggio
Mentre l’Europa prosegue nel proprio percorso di decarbonizzazione, il mercato dello stoccaggio a batterie è in forte espansione. La capacità cumulata installata ha raggiunto i 61,1 GWh nel 2024, con un incremento record di 21,9 GWh nello stesso anno. Aurora Energy Research prevede che la capacità europea dei sistemi di accumulo energetico a batterie (Bess) possa superare i 50 GW entro il 2030, richiedendo circa 80 miliardi di euro di nuovi investimenti.
Quasi tutta questa capacità sarà basata sulla tecnologia – a oggi già relativamente ben consolidata – delle batterie agli ioni di litio ferro-fosfato (Lfp), da tempo considerata la soluzione più affidabile per lo stoccaggio su scala di rete. Tuttavia, l’Lfp presenta una criticità strutturale che nessuna riduzione dei costi può risolvere: oltre il 95% della sua filiera globale dipende dalla Cina, dall’estrazione mineraria ai precursori chimici fino alla produzione delle celle. Per gli investitori infrastrutturali che finanziano progetti con orizzonti temporali compresi tra i 15 e i 25 anni ciò rappresenta una vulnerabilità strutturale.
 
Batterie al sodio
Per lungo tempo considerate una promettente ma ancora immatura alternativa, le batterie agli ioni di sodio hanno raggiunto un punto di svolta. Questa tecnologia non è più sperimentale, ma non è ancora considerata mainstream: tuttavia, sta progredendo a una velocità tale da attirare l’attenzione degli investitori. Per lo stoccaggio stazionario su rete, le batterie al sodio presentano due caratteristiche chiave. In primo luogo, non richiedono gli stessi costosi sistemi ausiliari di raffreddamento delle batterie agli ioni di litio, offrendo così un vantaggio operativo concreto su larga scala. In secondo luogo, la diversificazione della catena di approvvigionamento riduce nel lungo periodo l’esposizione agli shock dei prezzi delle materie prime. Questa tecnologia non richiede né litio né cobalto e utilizza quantità molto inferiori di grafite. Inoltre, le materie prime necessarie sono abbondanti e distribuite a livello globale. Se si considera un investimento con una prospettiva di vent’anni, una batteria meno esposta a tali volatilità rappresenta quindi una scelta più prudente in termini di gestione del rischio.
Il principale limite attuale resta tuttavia il costo. Nel 2025, il costo medio delle batterie al sodio si è attestato sui 59 dollari per kWh, rispetto ai 52 dollari delle Lfp, con un differenziale del 13% che risulta rilevante a livello di utility scale. Si prevede che il raggiungimento della parità di costo con la tecnologia Lfp richiederà alcuni anni: per i progetti che devono raggiungere oggi il closing finanziario, questo divario risulta quindi determinante.
 
Perché è cruciale una “filiera occidentale”
L’Europa ha avviato i primi passi nell’adozione della tecnologia agli ioni di sodio, mentre negli Stati Uniti si registrano implementazioni ancora limitate, ma destinate a crescere nei prossimi anni. Queste installazioni restano comunque di dimensioni contenute rispetto a quelle attualmente finanziate per le batterie al litio. Tuttavia, la traiettoria di crescita e la solidità della tecnologia sono ormai evidenti, e la Cina ha già iniziato a implementarla dal punto di vista commerciale.
Il tema per l’Europa non è più, dunque, se le batterie al sodio avranno un ruolo nello sviluppo dello stoccaggio energetico, ma quando e soprattutto chi controllerà la filiera. Oggi la Cina rappresenta ben oltre il 95% della capacità produttiva globale annunciata. In assenza di un rapido aumento della produzione da parte dei produttori europei e statunitensi, il continente rischia di sostituire una dipendenza con un’altra.
 
Considerazioni strategiche
La dimensione strategica potrebbe rivelarsi ancora più rilevante se si considera il recente aumento dei costi dell’energia. La guerra tra Russia e Ucraina ha infatti messo in luce la vulnerabilità europea rispetto alle importazioni di combustibili fossili. L’instabilità persistente in Medio Oriente continua a generare incertezza sulle rotte globali di approvvigionamento energetico.
La lezione che si può trarre è quindi chiara: l’indipendenza energetica deve essere costruita lungo tutta la catena del valore, non limitandosi agli impianti di produzione di energia. Sostituire le importazioni di gas con batterie prodotte in un unico Paese estero non significa ottenere l’indipendenza energetica ma, al contrario, introduce un rischio nella catena di approvvigionamento. Il modello già osservato nelle prime fasi del mercato delle batterie agli ioni di litio – rapida industrializzazione cinese seguita da una dipendenza occidentale – rischia di replicarsi anche per quelle al sodio, a meno che i produttori europei e americani non agiscano tempestivamente, sostenuti da adeguate politiche pubbliche.
Dal punto di vista degli investitori, un prodotto europeo o americano basato su tecnologia al sodio, anche se presenta un costo superiore del 10-15% rispetto a un equivalente cinese, potrebbe comunque rappresentare la scelta più razionale, considerando i premi per il rischio legati alla filiera, la conformità con i nuovi quadri normativi – come ad esempio il Battery Regulation dell’Ue – i possibili meccanismi di adeguamento del carbonio alle frontiere e la sostenibilità nel lungo periodo degli incentivi pubblici orientati alla produzione nazionale.
L’Europa ha bisogno di ingenti investimenti nello stoccaggio energetico per conseguire una reale indipendenza. Questo fabbisogno non potrà essere soddisfatto da una singola tecnologia né tanto meno dalla dipendenza da una singola area geografica. L’obiettivo strategico è dunque costruire un’industria dello storage e un’infrastruttura di rete più ampia sotto il controllo dei Paesi occidentali.
 
*Senior managing director e co-head of clean energy di Capital Dynamics
 
Foto: ufficio stampa Capital Dynamics

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