Dalle immagini alla sostenibilità: “Così l’AI riscrive i modelli di consumo”
La nuova strategia visiva sui social è parte della rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale. Lo spiega in questa intervista con e-gazette Mariia Kulish, fondatrice di Aesthetics Ocean. Che mette l’accento su un paradosso: “L’AI consuma moltissima energia, ma può aiutare a ridurre l’impatto ambientale”.
di Matteo Cislaghi
L’AI non sta cambiando solo gli
strumenti che utilizziamo, ma l’intera cultura del consumo. Guardiamo ai social: “La presenza online può essere costruita attraverso una strategia visiva, non più tramite guardaroba o accessori costosi. Meno acquisti significano meno rifiuti, meno logistica, minore pressione ambientale”. È quanto sostiene Mariia Kulish (nella foto), artista, fotografa e fondatrice di Aesthetics Ocean, società con sede a Dnipro (Ucraina) specializzata in sistemi di identità visiva basati sull’intelligenza artificiale per il settore immobiliare, marchi di lusso e hospitality; sistemi, spiega Kulish, che possono integrare e sostituire i servizi fotografici tradizionali. In questa intervista con e-gazette l’esperta ci guida attraverso le sfide e le novità dell’AI, analizzando anche il suo paradosso ambientale: se da un lato le nuove tecnologie generano una enorme richiesta energetica, dall’altro, se adottate con intelligenza, secondo criteri ambientali e integrate nella produzione, possono diventare alleate della sostenibilità.
Mariia, quando è nato il tuo interesse per l’intelligenza artificiale?
“È iniziato tutto nel 2021, non tanto per la tecnologia in sé, ma perché percepivo che l’industria visiva fosse bloccata nella ripetizione. Dal 2022 lavoro professionalmente con l’intelligenza artificiale. L’ho vista come una nuova grammatica visiva, più che uno strumento: un modo per creare immagini che i metodi tradizionali non possono produrre. Non si tratta di automazione, ma di espansione dell’immaginazione”.
Quando è stata fondata Aesthetics Ocean e di che cosa si occupa?
“Aesthetics Ocean è nata nel 2022. Opera come studio di AI Visual Systems all’intersezione tra estetica, tecnologia e strategia. Costruiamo sistemi visivi per i brand: non semplici immagini, ma linguaggi visivi scalabili. I nostri clienti principali appartengono a settori come il real estate, l’hospitality e i servizi di lusso. In parallelo, abbiamo una linea b2c di servizi fotografici con AI, che funge più da punto di accesso all’ecosistema. Costi del servizio e velocità sono effetti collaterali positivi della nostra proposta: il vero cambiamento riguarda il controllo dell’estetica. I brand non dipendono più dalle variabili della produzione – luce, location, team – ma acquisiscono la capacità di controllare tutto il proprio linguaggio visivo”.
Ma così l’AI non rischia di omologare i contenuti, visivi e non?
“Sì, se utilizzata in modo superficiale. Ma con un approccio corretto, l’AI può invece rafforzare la distintività. Il problema non è lo strumento, ma il livello di pensiero: la maggior parte dei contenuti si assomiglia non per colpa dell’AI, ma per la mancanza di una strategia chiara”.
Sostituire i servizi fotografici significa anche ridurre viaggi, set e materiali. Possiamo parlare di un impatto ambientale positivo?
“Sì, ed è un impatto tangibile. Sostituire i servizi fotografici tradizionali significa meno voli, meno set fisici e una logistica ridotta. Stiamo già osservando che molti progetti possono eliminare la produzione fisica. Non è una soluzione assoluta, ma rappresenta una riduzione significativa dell’impatto ambientale”.
Allo stesso tempo, l’AI ha un costo energetico non trascurabile. Come rispondi a chi sostiene che il suo utilizzo su larghissima scala rischia di spostare invece che ridurre l’impatto ambientale?
“È una preoccupazione legittima. L’AI consuma energia, ma è importante confrontare i sistemi nel loro insieme, non i singoli processi isolati. Per restare nel settore creativo, anche la produzione tradizionale richiede risorse rilevanti: trasporti, troupe, materiali. La vera domanda non è se l’AI sia perfetta, ma se sia più efficiente su larga scala: e nella maggior parte dei casi lo è”.
I vostri progetti coinvolgono anche il settore immobiliare, uno dei comparti con il maggiore impatto ambientale. In che modo i sistemi di visualizzazione AI possono supportare trasparenza e sostenibilità?
“È una delle direzioni più promettenti. La visualizzazione tramite AI permette di presentare i progetti non come pubblicità idealizzate, ma come modelli controllati della realtà. E questo porta a una comunicazione più onesta con il cliente. L’AI non sta cambiando solo gli strumenti visivi, ma l’intera cultura del consumo. La presenza sui social, ad esempio, può essere costruita attraverso una strategia visiva, non tramite guardaroba o accessori super costosi. Meno acquisti significano meno rifiuti, meno logistica, minore pressione ambientale. Uscire dalla corsa allo status ci rende anche più tranquilli e soddisfatti. Non sono contraria alla qualità o al comfort, ma l’AI offre l’opportunità di vivere in modo più libero, consapevole e sostenibile, senza consumi o stress inutili”.
Immagini: Aesthetics Ocean

